C.F.T. Campo dei Fiori Trail: un meraviglioso allenamento!

C.F.T. Campo dei Fiori Trail: un meraviglioso allenamento!

C.F.T. non è Campo dei Fiori Trail, ma Che Fottutissimo Tracciato.

Questo, secondo me, il vero significato della sigla che rappresenta questo Trail meraviglioso.

Si, decisamente M E R A V I G L I O S O.

La presa di coscienza di questo splendido tracciato comincia durante la progettazione dell’oretta di intrattenimento e svago che quelli di Animatrail hanno pensato per i ragazzini che parteciperanno al minitrail. Luca mi ha chiesto di suggerigli qualche gioco per impegnare i piccoli atleti e come un fulmine a ciel sereno mi viene l’illuminazione: “la corsa dei cavalli”!
Ovviamente la corsa dei cavalli non c’entra niente, ma è il gioco di partenza che mi regala l’ispirazione. Per chi non ha mai sperimentato questo gioco, non è altro che un BANS che si fa in cerchio: si simula la corsa del cavallo tamburellando sulle cosce e, durante il tracciato, si incontrano varie postazioni, come la curva dei fotografi, la curva dei nobili, la curva dei truzzi etc.. e per ogni curva si mima qualcosa ad hoc.

Bhe, e perché non fare la stessa cosa con il “Campo dei Fiori Trail”? ecco cosa è uscito, ho aggiunto una terza voce, per raccontare quanto ho realmente incontrato e vissuto in quella meravigliosa giornata.

Legenda:

  • Situazione: descrizione tratta dal sito di Campo dei Fiori Trail.
  • Azione: simulazione da far fare ai piccoli atleti
  • Realtà: quello che io ho vissuto.

Ed ecco a voi la breve, felice e massacrante storia:

  • Situazione: PARTENZA DALLE SPONDE DEL LAGO DI VARESE, LIDO DI GAVIRATE.
  • Azione: salutiamo il lago e la folla in delirio alla partenza della gara
  • Realtà: beh, la folla non era numerosissima, ma era un delirio, noi eravamo poco meno di 200, più l’organizzazione con stand, musica adrenalinica e clima esageratamente fico:
    Una partenza con i fiocchi!

  • Situazione: PRONTI VIA E SUBITO 4KM DI SALITA PER RAGGIUNGERE IL SENTIERO 10.
  • Azione: Da subito la salita è faticosa quindi cominci ad arrancare e con le mani sulle ginocchia simuli la salita.
  • Realtà: i primi quattro chilometri li corro in scioltezza e si va a buon ritmo, forse troppo aggiungrei con il senno di poi, ma sto bene e seguo il gruppetto. Arrivato alla prima salita non seguo il consiglio delle mani sulle ginocchia, infatti, ad aiutarmi ci sono i miei fidati bastoncini. In salita mi sento a mio agio, ma non voglio forzare, anche perché ha una pendenza interessante, pur senza esagerare.

 

  • Situazione: DA QUI, IN 5 KM DI FALSO PIANO OTTIMI PER CARBURARE, RAGGIUNGIAMO L’ABITATO DI VELATE, DA DOVE INCOMINCIA LA SERIE INTERMINABILE DI ASCESE E DISCESE SECCHE DI QUESTA ULTRA DISTANZA…
  • Azione: Falli correre sul posto alzando bene le ginocchia
  • Realtà: ecco, la frase “la serie interminabile di ascese e discese ” non si comprende realmente finché non la si sperimenta sul campo… mannaggia a quelle, meravigliosamente tecniche, discese!
    Comunque, è ciò che rende spettacolare e impegnativa questa competizione. Aggiungo che incontrare Macchi, che sta rientrando, stringergli la mano, fargli i complimenti ed ascoltare i suoi incitamenti a proseguire con vigore dando spiegazioni dei prossimi chilometri, è stato figo!

  • Situazione: PRIMA VETTA DA CONQUISTARE IL CAMPO DI FIORI, LO SI RAGGIUNGE ATTRAVERSO IL MONTE SAN FRANCESCO CHE, NELL’ULTIMO TRATTO LASCIA IL POSTO AI SEVERI GRADINI DELLA VECCHIA FUNICOLARE, UNA VOLTA RAGGIUNTA LA STAZIONE
  • Azione: Ci sono dei gradini???? Miseria! Beh come non divertirsi simulando la salita ai gradini ed infine una volta in cima al “Campo dei Fiori”, non vuoi fermarti a raccogliere e odorare fiori per un bel po’
  • Realtà: GRADINI, CI SONO DEI GRADINI: perché non me li ricordavo?? Il pezzo forte è stato il suggerimento del volontario all’inizio della lunga scalinata: “prendetela con il vostro passo, che altrimenti vi uccide”. Ecco, ora si potrebbe aprire un capitolo sull’affermazione “vostro passo”, ma credo che, nonostante ci possano essere diverse controversie su tale dicitura, tutti i runner comprendano cosa significhi e quindi come agire..

    MA, e c’è spesso un MA, nel medesimo istante incui senti questa affermazione e stai guardando un qualcosa di verticale e particolarmente sconnesso che sale in alto, ma molto in alto, il tuo cervello pensa “si certo, e con cosa credi che lo salga, con quello di Macchi?? ma soprattutto dove lo trovo il  mio passo per salire sta roba” insieme ad una serie di imprecazioni in diverse lingue della terra.
    Comunque, superata anche questa salita.

 

  • Situazione: LA 65K SCENDE VERSO SUD/EST DIREZIONE VALGANNA, CON UNA DISCESA VELOCE SUL TERRITORIO DELLE VECCHIE MINIERE ABBANDONATE!!!
  • Azione: Beh in discesa si sta piegati in avanti e si corre alzando i talloni verso il culo (sarà uno sballo cadranno tutti hahahahhah)
  • Realtà: mumble mumble, discesa veloce… forse devo ritornarci per cercarla meglio, perché io veloce non sono riuscito ad andarci…
  • Situazione: IN BREVE TEMPO RAGGIUNGIAMO IL FONDO VALLE PRONTI PER UNA SERIE DI SALISCENDI CHE IN 13 KM CI FANNO ACCUMULARE 1100 mt D+
  • Azione:-Raggiungi la cappella: vi fermate e dite una preghiera 😀
    -punto panoramico del San Bernardo, osservate come se foste degli avventurieri con le mani sulla fronte per osservare meglio in lontananza
    -sul monte minisfreddo, tutti hanno freddo, quindi giù lo zaino e ci si copre!
    -di nuovo punto panoramico
    -dicesa ripida, come prima!
    -nel bosco non puoi non fermarti ad ascoltare gli uccellini
    -salita leggera, quindi corsa sul posto leggera ma con fiatone
  • Realtà: tutto come da programma, preghiere comprese!

  • Situazione: PER POI SCENDERE FINO ALL’ABITATO DI BRINZIO, 51 KM PERCORSI E 3° RISTORO SOLIDI. FATE SCORTA DI GLICOGENO PERCHÉ’ L’ULTIMA SALITA E’ LI AD ASPETTARVI 3KM PER RAGGIUNGERE IL PASSO DELLE PIZZELLE, SIAMO SUL VERSANTE NORD DEL CAMPO DEI FIORI.
  • Azione: C’è un ristoro, fermati a mangiare ed a recuperare, simulate lo sbrago ed il mangiare
  • Realtà: qui oramai ero già in crisi. Quando sono arrivato al ristoro, ho guardato l’altimetria sul pettorale ed ho chiesto “scusate, dove siamo?”. In quel momento ho capito che avrei dovuto trascinarmi al traguardo.. beh mancavano solo 16 km (16 km! sì, perché i chilometri che il G.P.S.segnava erano 67, non 65… traccia che, alla fine, risulterà leggermente abbondante)

 

  • Situazione: IN MENO DI UN KM SI RAGGIUNGE SEMPRE IN SALITA LA SCALA DEL CIELO (SIMBOLO DEL CFT 2017)
  • Azione: C’è una scala del cielo, dagli importanza, guarda in alto e simula la salita di una scala
  • Realtà: scusate, ma qui, oramai, vedevo solo la Madonna, niente scale, né cielo…

  • Situazione: SUCCESSIVAMENTE IL MONTE TRE CROCI. ULTIMI SFORZI SONO 6 KM PER RAGGIUNGERE IL FORTE DI ORINO CON IN MEZZO PERO’ L’ASCESA ALLA PUNTA DI MEZZO (PUNTO PIU’ ALTO DEL TRAIL CON 1250M)
  • Azione: Se sali alle croci almeno tre segni della croce non puoi non farli fare, ti ricordi come si fa?
  • Realtà: ecco diciamo che di segni della croce ne ho fatti una decina, nella speranza che l’Arcangelo Gabriele venisse in soccorso per alleggerirmi e portarmi al traguardo, poi ho pensato alla squalifica e allora ho solo ringraziato del meraviglioso tracciato che stavo percorrendo.

 

  • Situazione: ORA SOLO UNA LUNGA E TECNICA DISCESA NELLA PRIMA META’ VI RIPORTERA’ IN MENO DI 8KM PLANANDO ALL’ARRIVO.
  • Azione: Discesa tecnica, suvvia come si fa a scendere? Insegnaglielo 😉
  • Realtà: ecco, ancora un discesa tecnica. meno stressante delle prime e più corribile, ma che fatica…

 

  • Situazione: ARRIVO DALLE SPONDE DEL LAGO DI VARESE
  • Azione: Applauso della folla, tutti applaudite!!!
  • Realtà: APPLAUSO DELLA FOLLA E ANNUNCIO DELLO SPEAKER! CHE EMOZIONE!
    sono anche stato intervistato, ma non so cosa sia riuscito a dire, probabilmente ho ripetuto come un ebete quanto mi chiedeva lo speaker… vabbeh, magra figura.
    il seguito è stato solo una bella doccia calda, due massaggi da una carina, simpatica e preparata Osteopata e tanto recupero con cibo e birra!

nel Cuore e nella Mente tutto il ricordo di un tracciato durissimo rispetto alle aspettative, ma con una gioia infinita per aver visto panorami mozzafiato, per aver vissuto situazioni simpatiche in puro spirito trail, per aver corso in cresta con un aliante che mi volava a 100 metri e tanto altro…

C.F.T.: Che Fottutissimo Tracciato, ma tanto bello da lasciare un segno, non solo nelle Gambe, ma anche nel Cuore e nella Mente.

Maurizio S.

È Naturale Correre o è la Corsa Naturale?

È Naturale Correre o è la Corsa Naturale?

È Naturale Correre o è la Corsa Naturale?

Beh, direi che è una bella domanda, a cui trovare risposta non è poi così semplice. Una cosa è certa: correre è nel nostro DNA. Nell’articolo DNA da Runner esprimo in modo semplice questo concetto ed anche i benefici che la corsa produce nell’uomo.

Un’altra certezza si può sottoscrivere osservando i runner di oggi rispetto a quelli del passato, dove per passato non intendo quelli degli anni ’50 che correvano con dei bellissimi fuseaux che tanto invidio, ma i runner “primordiali”: abbigliamento, scarpe e attrezzatura hanno sicuramente condizionato il modo di correre, la tecnica.

Proprio le scarpe, pensate, progettate e costruite in un determinato modo, e con obiettivi ben precisi, hanno contribuito a modificare la tecnica di corsa.

Non credo che ci sia UN MODO sicuro, unico e perfetto per correre. Soprattutto perché vedo l’uomo come una macchina capace di adattare il proprio corpo in base alle necessità, difficoltà e bisogni e, quindi, talvolta risulta necessario correre con una particolare tecnica piuttosto che con un’altra.  Credo, però, che ciò che ha da sempre caratterizzato l’uomo sia la Corsa Naturale che tutti, bene o male, riusciamo a fare. Proviamo, anche solo per 2 minuti, a pensarci su una spiaggia bianca caraibica mentre inseguiamo la nostra dolce metà. O scappiamo!

È proprio inseguendo questo sogno che mi sono imbattuto in questi ‘strumenti’, che qualcuno potrebbe definire di tortura.

 

In ordine di comparsa da sinistra a destra, Altra, Topo Athletic e Newton, sono alcune delle tante marche (dal mio punto di vista non rientrano nel gruppo di marche più blasonate) hanno voluto investire in questa direzione.

Se torniamo al sogno di poche righe sopra, della corsa sulla spiaggia caraibica, possiamo focalizzarci su come questa corsa avviene in modo abbastanza naturale evitando quella che solitamente viene definita “Rullata” del piede e sfruttiamo, invece, la parte più anteriore del piede. Preciso che utilizzo il termine “in modo abbastanza naturale” perché, dopo anni e anni di corsa appoggiando il tallone non è detto che il nostro cervello riesca a dare l’impulso corretto per modificare il movimento abituale, ma, sicuramente, alla prima tallonata, il vostro piede, la vostra schiena e il vostro cervello vi stramalediranno!

Non è in questo articolo che voglio raccontarvi se e come promuovere il cambiamento o cosa bisogna fare, ma volevo solo anticiparvi che è da qualche mese che consumo la gomma di queste scarpe ed a breve vorrei raccontarvi cosa penso e cosa hanno sentito i miei piedi.

buone corse!

Maurizio S.

Trail Running _ Abbandonare il Tracciato

Trail Running _ Abbandonare il Tracciato

La montagna, i sentieri, le strade sterrate sono severi, mio fratello si preoccupa sempre di farmelo notare, e ciò è verissimo. Penso che mentalmente sia necessario affacciarsi al mondo della montagna e del Trail Running con un senso di rispetto, non lo chiamerei timore, ma è necessario riconoscere che davanti a noi e sotto i nostri piedi c’è un qualcosa di più grande. E’ risaputo che (ce lo insegnavano da bambini e lo dovremmo insegnare ancora oggi) quando ci si trova davanti a qualcuno ‘più grande’, non solo anagraficamente, si porta rispetto. Punto.

Devo ammettere, però, che vivo “l’abbandono del tracciato” come una scoperta, una riscoperta di me, o per lo meno di una parte.

Anche questo è un viaggio. Vuol dire raggiungere lo stesso punto attraverso un sentiero mai percorso, un nuovo modo che permette di osservare attentamente quella che fino a quel momento era la strada consueta e permette di farlo da una diversa prospettiva. In questo modo è possibile coglierne i punti deboli e i punti di forza, i passaggi obbligati e quelli più facilmente superabili.

Se descrivo le mie scorrazzate in montagna come un viaggio con sé stessi, posso altresì affermare che abbandonare il Tracciato è quindi un viaggio “oltre sé stessi”.

Un Trail fatto seguendo una semplice traccia lasciata da una lepre, piuttosto che inseguire un segnale GPS porta a concentrarsi ulteriormente, obbliga ad approfondire ogni singolo passo, a scavare più a fondo. E può far male. Fisicamente, se si commettono errori, Umanamente nel caso in cui questo viaggio faccia emergere qualcosa di profondo, quasi nascosto e ciò è possibile proprio perché si cambia prospettiva.

Quando salgo in Almana guardo tutto dall’alto, mi distacco, mi allontano, ma il desiderio di tornare a Valle è tanto forte quanto quello che sentivo alla partenza, di partire.

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Quando durante un Trail abbandono il sentiero, osservo con attenzione la ‘via maestra’ sia per capire dove porta, sia per osservarne l’andamento, le sue curve, i suoi saliscendi e soprattutto il punto di arrivo. Così seguendo una traccia o un percorso nuovo, continuo, passo dopo passo, ad ammirare il tracciato nuovo e quello classico. …E passo dopo passo si scopre qualcosa di profondo, si scava e si riscopre.

Un Viaggio, un Viaggio Diverso.

 

Un Viaggio non privo di Pericoli, ma, a volte, necessario.

Buon sentiero, o meglio ancora buona traccia e se vuoi uscirne, guarda sempre la traccia classica e con attenzione createne una nuova: esploratori di Sé Stessi.

 

Maurizio S.