Istruttore di Trail Running: chi è costui?

Istruttore di Trail Running: chi è costui?

L’istruttore di Trail Running

“L’istruttore di Trail Running è una figura importante per chi si avvicina al mondo del Trail e non ha la minima consapevolezza di cosa vada a fare.” Quello che avete appena letto è uno dei tanti luoghi comuni circa il professionista in questione. Potremmo dire che, tale definizione contenga una parte di verità ma è altrettanto vero che tale visione sia po’ limitata (…e anche un po’ limitante!).

Innanzi tutto è necessario sottolineare che l’istruttore di Trail Running è una figura formata e riconosciuta dall’Ente di Promozione Sportiva ASC Sport. Aderendo a questa formazione non si acquisiscono le basi per divenire preparatori atletici, guide alpine o ambientali, ma si apprendono metodi e tecniche per accompagnare in totale sicurezza chi vuole avvicinarsi alla disclipina del Trailrunning.

Andando più nello specifico, quali sono le competenze necessarie per affrontare il trail?

-conoscenza e utilizzo appropriato di materiale tecnico;

-orientamento e utilizzo GPS;

-meteorologia;

-autogestione in ambiente naturale;

-conoscenza dei propri limiti e delle proprie capacità.

Molti runner si iscrivono a Trail e Ultra Trail ed affidano totalmente la loro vita nell’organizzazione della gara che, spesso, è strutturata in modo eccellente. Ciò può essere corretto se si vive il proprio essere Runner dal punto di vista di “pago per un servizio”,  ma può essere poco corretto, o quantomeno discutibile, se si sposa l’idea e il senso di “Spirito Trail”.

Ritengo che, per quanto siano ben organizzate le competizioni Trail e per quanto sia sempre ben gestita l’emergenza, chi si approccia all’ambiente Naturale debba acquisire qualche consapevolezza in più.

Per stare in tema di competizioni, per quanto possa essere assurdo, mi è capitato di presentarmi ad alcuni Ultra Trail, in cui era richiesto di percorrere tutto il tracciato seguendo una traccia GPS e vedere trailrunner di alto livello incapaci di utilizzare il proprio orologio GPS.
Se penso, invece ai Trail Autogestiti, ritengo che la consapevolezza di quanto si sta per affrontare sia fondamentale e necessaria in quanto la troppa approssimazione comporta dei rischi importanti.

Come scritto poco fa risulta fondamentale sapere come muoversi in luoghi impervi con il giusto equipaggiamento, valutare le condizioni meteo, sapere come orientarsi ed utilizzare la strumentazione ed è in questo frangente che l’Istruttore di  trailrunning assume un ruolo utile a molti neofiti (e non solo visto l’esempio di poc’anzi) di questo sport poco abituati al movimento in contesti difficili.

 

Maurizio S.

Trail Running School

Trail Running School

Corso di Trail Running per Amatori

Condotto dal Coach Maurizio! Pedagogista sportivo, istruttore di Trail Running ed appassionato di Ultra Trail.

Allenarsi in Gruppo, guidati da un istruttore preparato, è il modo migliore per tenersi in forma divertendosi creando un gruppo di amici animati dalla stessa passione.

Il corso di Trail Running ha l’obiettivo di facilitare lo sviluppo di tecniche di corsa corrette per affrontare al meglio l’ambiente Naturale, inoltre è il modo migliore per tenersi in forma senza incorrere in infortuni dovuti ad un approccio scorretto.

Il corso prevede, oltre al potenziamento specifico per affrontare la corsa in Natura,  l’approfondimento delle seguenti tematiche:

  • Materiale tecnico ed utilizzo (hydrobag; bastoncini, zaino, SOSBag etc)
  • Tecniche di corsa in salita e in discesa
  • Abbigliamento Tecnico
  • Strumenti per la localizzazione

 

Quando? E Dove?

Gli allenamenti si terranno da ottobre 2017 a giugno 2018

il terzo GIOVEDI’ del mese : presso la pista di atletica di Gussago dalle 19.00 alle 20.00

la prima DOMENICA di ogni mese: concorderemo di volta in volta un luogo adatto a scoprire nuovi sentieri e testare sul campo quanto appreso durante l’allenamento.

 

Prima lezione di

PROVA GRATUITA: 19 OTTOBRE 2017

 

Quanto Costa?

€ 70 bimestrale;

€ 240 stagione completa.

A tutti i partecipanti verrà offerta una maglia tecnica della “Trail Running School”!

 

Segui l’evento su Facebook

 

Per ISCRIZIONI e INFORMAZIONI:

maurizio@seneci.com

3283353417

Oppure

 

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RUNNING SCHOOL: Start & Goo

Running School START & GOO
Corso di Running per Amatori

Condotto dal Coach Maurizio! Pedagogista sportivo, istruttore di Trail Running ed appassionato di Ultra Trail.
Allenarsi in Gruppo, guidati da un istruttore preparato, è il modo migliore per tenersi in forma divertendosi e creando un gruppo di amici animati dalla stessa passione.
Il corso di Running ha l’obiettivo di facilitare lo sviluppo di tecniche di corsa corrette per Allenarsi senza incorrere in infortuni dovuti ad un approccio scorretto.

Il corso è rivolto a due categorie:
RS _ START: per chi vuole iniziare a correre e conoscere questa disciplina.
RS _ GOO: per chi ha già iniziato e vuole migliorare prestazione e tecnica di corsa

 

Quando?

Gli allenamenti si terranno tutti i Lunedì da ottobre 2017 a giugno 2018!

Prima lezione di

PROVA GRATUITA: 16 OTTOBRE 2017

Corso START _ Lunedì 18.30 – 19.30

Corso GOO   _ Lunedì 19.45 – 21.00

Dove?

Ci alleneremo e lungo Pista ciclabile del Mella,

partenza  da Via Guglielmo Oberdan, 126 BRESCIA

Alcuni allenamenti verranno effettuati in Pista di Atletica

 

Quando e Quanto Costa?

 

€ 60 bimestrale;

€ 200 stagione completa.

A tutti i partecipanti verrà offerta una maglia tecnica della “Running School”!

Per informazioni
Maurizio 3283353417
maurizio@seneci.com

 

oppure

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Natura, in viaggio per scoprirne Regole e Limiti

Natura, in viaggio per scoprirne Regole e Limiti, mi fa riflettere e mi ricorda un’affermazione che ho letto su un sito:

“Il viaggio, soprattutto in natura, è scoperta, novità, visione inaspettata. E’ anche l’imprevisto che ci costringe a condividere il tetto di un alpeggio con lo sherpa o la yurta con un pastore kirghiso. Sono i momenti di un‘esperienza vera e intensa a contatto con il mondo che ricompensano alla fine della fatica e del disagio. Perché “Into the wild” non è solo il titolo di un bellissimo film, ma è una vera e propria filosofia di vita”

Manuel Lugli

 

Into The Wild, come nel film, ma nella realtà!

Ultimamente ho avuto la possibilità di confrontarmi su un social network circa l’argomento “Natura”.

Ci sono state due occasioni che hanno risollevato questo tema: l’uccisione dell’orsa Kj2 in Trentino (puoi leggere quanto successo QUI), avvenuta il 14 agosto 2017, e il cinguettio di Kílian Jornet i Burgada (scialpinista e fondista di corsa in montagna spagnolo, specializzato nell’ultratrail) sull’obbligo di materiale specifico per salire sulle vette.

Quanto successo nelle ultime settimane mi fa pensare a cosa si può osservare a monte degli eventi tragici che si possono sentire e vedere ormai ovunque (e qui si potrebbe aprire un altro capitolo). Paura e consapevolezza, a mio avviso non sono passati di moda, ma è la necessità che “tutti possano permettersi tutto” a farla da padrone.

Alcuni alpinisti o trailrunner hanno espresso la propria opinione rispondendo ad un Mio Post, l’hanno condivisa serenamente, pertanto ho potuto estrapolare questo pensiero:

“Credo che alla fine di tutto ciò si possa dire che la gente dovrebbe prendere più consapevolezza di quello che fa e, siccome non tutti sono in grado, le regole (forse) possono aiutare, anche se questo può sembrare un ulteriore strumento per rinchiudere le persone. Di certo il gesto di K.J.B., sicuramente una provocazione forte, può, da un lato, ricordare che È NECESSARIO SAPER USARE I MATERIALI IN DOTAZIONE, ma soprattutto sapere andare in montagna, dall’altro potrebbe risultare un’icona infelice da emulare.

Credo che le provocazioni siano proprio questo. Credo che stia a Noi scegliere cosa fare e, forse, farlo anche grazie a questa discussione che magari potrebbe essere fatta leggere a chi in montagna ci va una volta l’anno (come qualcuno ha citato)”

Mi piacerebbe mettere l’accento sulle prime tre righe, e ancor più sul pezzo in cui ritengo che le persone assumano la consapevolezza di ciò che fanno.

Nel post, come anche nelle righe sopra, ponevo il problema di non accettare più i limiti, di potersi permettere tutto, a tutti i costi. E, purtroppo, a volte il costo più caro è la propria vita.

Ma che differenza c’è tra la morte in parete di un alpinista esperto e quella in un crepaccio di un turista in espadrillas?

Beh, Sorella Morte, non vede nessuna differenza. Noi possiamo proprio osservare che la differenza sta nella consapevolezza.

Il primo è consapevole che può succedergli qualcosa, forse ha anche paura, ma fa di tutto per riuscire in ciò che si è prefissato di fare.

Il secondo, è in balia degli eventi. Non vede ad un palmo di naso e, probabilmente vuole annoverarsi il titolo di essere stato in quel luogo e basta.

Trasmettere questa consapevolezza a chi viene dopo di noi o viene con noi è fondamentale.

Purtroppo il concetto di ‘limite’ è un po’ dismesso dalla società di oggi, ma è fondamentale sia nell’educazione dei nostri figli che di tutti i fruitori di madre terra.

Mauro Corona e Reinhold Messner hanno espresso due pareri perfettamente contrari rispetto a quanto successo alla povera Kj2. Non credo sia importante decidere chi dei due abbia ragione o meno anche se non vi nascondo che io sto con Corona: ho corso diversi giorni in quelle zone, mettendo in atto una serie di accortezze per non trovarmi faccia a faccia con il plantigrado anche se, così facendo, sapevo che non avrei potuto ammirare nemmeno un capriolo, ma credo sia importante capire che effettivamente le zone antropizzate sono ormai troppe. Il problema dove sta? Forse proprio in quest’ultima affermazione.

Non ho di certo una soluzione, ma per certi versi mi vien da dire che, se metto in moto delle strategie per rispettare la natura, questa fa il suo corso e l’orsetto torna da solo, e non serve riportarcelo per poi abbatterlo.

MA, e c’è sempre un MA. Devo accettare cosa vuol dire rispettare la natura. L’orsetto non posso accarezzarlo. Punto. Quindi non sarà una scusa per attirare più turisti, perché altrimenti metto in moto un doppio gioco mortale, perché prima o poi o il bipede o il quadrupede compirà l’ultimo viaggio.

Rispettare la natura, vuole anche dire accettare come lei si gestisce e quali sono le conseguenze.

Giusto per comprenderne il significato, guardatevi questo video.

 

 

 

 

Due vicende lontane, forse, ma che ci ricordano e ci mettono dinnanzi ai nostri Limiti.

La natura ha le sue regole.

Ci impone dei limiti.

Noi siamo parte della natura. Non dobbiamo tornare cavernicoli, ma possiamo continuare a rispettarla e ad accettare i suoi paletti ed i nostri limiti.

 

Maurizio S.

La Consulenza Pedagogica

La Consulenza Pedagogica

La Consulenza Pedagogica in pillole

Per Introdurre ciò che la mia professione offre mi piace partire dal senso delle parole riportate nella definizione della mia attività: ‘Consulenza Pedagogica’. Cercando il significato etimologico di ‘fare consulenza’ scopriamo che vuol dire riflettere, provvedere, consigliare, ovvero soffermarsi su qualcosa ed anche esercitare una pratica del consiglio. Da quest’ultimo termine, ‘Consigliare’, appunto, possiamo richiamare il termine “cum-silère”, ovvero ‘stare in silenzio insieme’, ma anche “cum-sedère”, che indica lo ‘stare seduti insieme’, mentre “cum-salire”, diversamente, ma con logica, suggerisce la necessità di ‘saltare da qualche parte insieme’.

Possiamo quindi affermare che ‘per consigliare’, o precisamente per “fare consulenza”, risulta necessario restare su TRE precise azioni:

  1. “Fare silenzio insieme”. Il silenzio è richiesto sia al consulente che al consultante, contemporaneamente. Non un silenzio ‘morto’ e vuoto, ma che implica la sospensione della parola, e l’apertura ad uno spazio di pensiero. ‘Un buon consiglio’ non può essere dato nell’immediato.
  2. “Stare seduti insieme”. Per afferrare a fondo un momento, una situazione, una difficoltà o un disagio è fondamentale fermarsi, è necessario sospendere qualsiasi attività ordinaria, sia da parte del consulente che del consultante.
  3. “Saltare da qualche parte insieme”. Infine è concretamente necessario mettere in atto qualcosa di nuovo, andare in un altro luogo insieme, dopo aver reso pensabile qualcosa. È un’esperienza che richiama una partenza, un’iniziazione. Il consulente, quindi, è a tutti gli effetti un educatore, tenuto ad agire e a cambiare con il consultante.

Alba

Ogni intervento di consulenza, risponde ai bisogni ed alle necessità del consultante e si basa sull’adozione specifica di tecniche e linguaggi che, esercitati intensivamente in uno spazio e in un tempo definito, producono apprendimento, socializzazione e inculturazione.

L’obiettivo della consulenza è, quindi, quella di mettere in atto un processo educativo.

Ad oggi l’offerta da me proposta può rispondere ai seguenti bisogni:

  1. Disagio Minorile; In un momento di disagio può accadere che il bambino non riesca a trovare le parole per esprimere ciò che sta vivendo internamente. Il suo corpo, il suo volto, i suoi atteggiamenti, fortunatamente, parlano. Potrà sembrare strano e difficile da comprendere, ma ogni gesto che i bambini compiono rappresentano un messaggio da ascoltare e abbracciare. Talvolta risulta necessario accompagnare il bambino a far emergere ciò che è più insito che può manifestarsi attraverso difficoltà emotive e relazionali, piuttosto che difficoltà nell’apprendimento e fragilità a livello organizzativo-motorio. Il compito del pedagogista, attraverso metodi e tecniche adeguate e specifiche, è quello si trasformare le emozioni negative espresse in un’innovativa fiducia in sé e nelle proprie possibilità.
  2. Disagio Adolescenziale; La ‘Trasformazione’ che un adolescente incontra lungo il cammino di crescita non sempre risulta facile ed indolore. È in questo cammino che il bambino, crescendo, avrà la possibilità di affrontare un percorso che lo porterà alla scoperta di Sé. Spesso, però, l’insorgere di ambivalenze e conflittualità, può portare a quelle che vengono definite “crisi esistenziali”. Il ruolo del Pedagogista, attraverso un movimento continuo tra limiti e potenzialità, paure e desideri, è quello di accogliere e accompagnare l’adolescente nella definizione della sua nuova identità trasformando i conflitti in un’occasione di crescita.
  3. Disagio Adulto e Disassuefazione; Il bisogno innato di integrità e autorealizzazione si scontra spesso con paure, più o meno profonde, frustrazioni e fragilità emotive. Ne nasce così un senso di insoddisfazione e disagio che possono, svilupparsi nella persona e caratterizzare di conseguenza l’ambito personale, familiare, professionale o sociale della persona stessa. È anche in questa difficile situazione, poco gestita da un momento di fragilità, che la persona può trovare una soluzione di sostegno e di dipendenza in qualcosa di distruttivo. Compito del Pedagogista è quello di affiancare il consultante offrendo uno spazio di apertura per cercare di dare forma al disagio, investendo sulle abilità e potenzialità esistenti e raggiungere una rinnovata fiducia per tornare a camminare verso gli obiettivi desiderati.
Comfort Zone… Chi è costei? Ecco perché è meglio conoscerne il significato

Comfort Zone… Chi è costei? Ecco perché è meglio conoscerne il significato

“Anno dopo anno, impari a spostare la sofferenza. Quello che un anno è sofferenza, l’anno dopo è solo fatica. Hai maturato fisicamente, ma soprattutto psicologicamente la capacità di accettare il disagio”.

Roberto Ghidoni

 

Rovistando, leggendo e assaporando libri di pedagogia e psicologia, posso prenderne la definizione e scriverla così: la “Comfort Zone” rappresenta una condizione mentale di sicurezza che, per alcuni è un punto di arrivo o un traguardo, mentre per altri è uno stato di passaggio o un caldo e luogo sicuro in cui tutto sembra andare per il meglio, ma in realtà si percepisce uno strano desiderio di cambiamento.

È preferibile stare o uscire dalla “comfort zone”? Se rileggiamo e proviamo a tradurre letteralmente queste due parole, potremmo interrogarci su cosa possa spingere una persona a desiderare di uscire da una situazione di benessere e di comodità. Se invece analizziamo meglio e sposiamo il significato che oggi viene perlopiù assegnato a tale concetto, allora, viene naturale chiedersi come si possa considerare “confortevole” un benessere apparente da cui, più o meno consciamente, si vuole fuggire per sperimentare una nuova dimensione.

Stare nella “Comfort Zone” non è sbagliato. Il giusto equilibrio può essere identificato nella capacità di sfruttare tale zona in seguito ad un periodo particolarmente stressante, quando fisicamente e mentalmente, quindi, abbiamo bisogno di riprenderci dopo un forte stress.

 

Clicca sulla foto e continua a leggere l’articolo…

 

Maurizio S.