MT2 Topo Athletic, leggere, durature e difetti da trovare

MT2 Topo Athletic, leggere, durature e difetti da trovare

MT2 Topo Athletic, leggere, durature e ci sono ancora un po’ di difetti da scovare

Da qualche anno possiamo vedere on line ed ai piedi di alcuni Runners delle scarpe ‘strane’ e accattivanti: Topo Athletic.

Uno dei modelli che questo marchio ha presentato in Italia e che ho potuto sperimentare è il modello MT2.

Topo Athletic è nato dalla mano di Tony Post, ex direttore esecutivo di Vibram, e proprio dal suo nome deriva il marchio di queste scarpe: TOPO (TOny POst). La filosofia applicata alle calzature prevede una corsa vicina al Natural Running con scarpe adatte alla transizione.

Sia su Asfalto che in modalità Trail Running, le Topoathletic permettono ai runner di ottenere un’impronta quanto più naturale possibile e di evitare qualsiasi tipo di correzione, come il controllo della pronazione. Topo Athletic MT2 ha una forma abbastanza ampia e ha solo un differenziale di 3 mm.

Topoatheltic si affaccia su un mercato specifico, con l’intento di accompagnare i runner nel loro percorso per migliorare la tecnica di corsa. Un’evoluzione continua, che, probabilmente, obbligherà il marchio a continue sperimentazioni.

 

Primi Chilometri..

Prima di infilare le scarpe ai piedi, le ho osservate e girate tra le mani e posso raccontarvi l’impressione iniziale che ho avuto osservando queste scarpe da vicino: risultano immediatamente robuste e forti, ma al tempo stesso leggere. Infatti, le scarpe pesano solo 252 g, rispetto allo standard possiamo definirlo molto basso per questo numero, cosa li rende in scarpe di più leggero che possiamo trovare sul mercato. Testando la flessibilità con le mani ho potuto scoprire scoprire e testare una scarpa flessibile e confortevole che seguirà perfettamente i movimenti del piede anche dopo innumerevoli chilometri.

Quest’ultima potesi andrà ulteriormente verificata.

La forma che queste scarpe presentano è classica del mondo Natural Running, e prevede una pianta larga nella parte anteriore della scarpa, dando la possibilità al piede ed alle dita di seguire il naturale movimento soprattutto durante la fase di atterraggio, quando il piede si ‘spalma’ su tutta la sua superficie per distribuire i movimenti ed il peso corporeo.

Già dai primi passi e dalle prime corse posso godere con stupore del comfort che si nota nella zona metatarsale. Penso che sia fondamentale, però, vedere quanto mantengano queste prestazioni dopo decine di chilometri e su terreni sconnessi e tecnici.

Intersuola

L’intersuola delle Topo Athletic MT2 presenta un’altezza di 23 mm nella zona del tallone e 20 mm nell’area dell’avanpiede, rendendo il differenziale di soli 3 mm, una differenza che si avvicina molto alla filosofia minimalista con il tentativo di ottenere un’impronta naturale.

Ricordo che tale differenziale influenza necessariamente la tecnica di corsa portando il runner ad impegnare maggiormente l’avanpiede piuttosto che il tallone e che invita ad una postura in corsa più eretta ed un passo più efficiente.

La parte superiore è costruita con un tessuto abbastanza sottile, ha una certa elasticità ed è molto traspirante. Le protezioni della punta oltre a proteggerci da colpi accidentali con pietre, rocce e sporgenze che possiamo trovare lungo il tracciato, danno forma al tessuto della parte superiore insieme a sezioni termoindurenti che troviamo in diversi punti della scarpa. La funzione di questi termoindurenti è quella di fornire una migliore presa e solidità e allo stesso tempo proteggere i nostri piedi.

Chiusura e Parte superiore

La chiusura presenta qualche difficoltà a trovare la pressione ‘perfetta’, ma una volta trovata, potrete essere certi del loro mantenimento anche dopo notevoli chilometri sui terreni più accidentati.

L’area del tallone ha una struttura semirigida che esercita un sostegno significativo e adeguato in tutta la zona aumentando la presa e fornendo un sicuro appoggio nelle discese più esigenti.

La linguetta è cucita sui lati per impedire che piccole pietre o pezzi di cespugli entrino mentre corriamo. Posso confermarlo in quanto durante tutte le uscite non ho mai avuto problemi di questo genere. Potrebbe essere utile migliorare il sistema di bloccaggio delle stringhe, in quanto quello esistente (un anello che si trova a metà linguetta) risulta stretto scomodo, anche se abbastanza efficiente.

Come abbiamo già detto, Topo Athletic sposa una filosofia minimalista nello sviluppo della sua calzatura, quindi non troviamo alcun sistema di pronazione, controllo di stabilità o sistema di protezione del piede applicato alle MT2. Sono certo che non ve ne sia bisogno, perché diminuirebbe la buona adattabilità al terreno ed aumenterebbe notevolmente il peso. In questo modo il contatto è più diretto, migliora il modo di eseguire la tecnica e ci dà più fiducia nel calcolare dove stiamo andando a passo poiché scegliamo il miglior punto di sostegno.

Finiture

Le finiture della Topo Athletic MT2 sono di alta qualità. Tutti i termosaldati sono perfettamente aderenti al tessuto e difficilmente si trovano cuciture che possono causare fastidiosi sfregamenti.

Le protezioni delle dita hanno la necessaria rigidità che ci protegge le punte delle dita: più volte ho avuto un incontro ravvicinato con pietre piuttosto grosse durante le discese a tutta velocità su sentieri tecnici. Le protezioni del tallone sono più che sufficienti e la sua struttura semi rigida protegge dagli impatti e fornisce un buon supporto.

Le MT2 sono costruite con un tessuto molto traspirante che consentono di essere utilizzate anche in giornate molto calde evitando la sudorazione eccessiva.

Le scarpe non presentano nessuna protezione rispetto all’impermeabilizzazione, quindi, le MT2 lasciano che l’acqua entri facilmente su terreni bagnati o durante le giornate di pioggia. La termoregolazione del piede, però permetterà al piede di non soffrire particolarmente il freddo.

 

Suola

La suola delle MT2 funziona bene. Il disegno è pensato con grande ingegnosità: i tacchetti della zona anteriore sono abbastanza prominenti e sono disposti in modo da favorire l’avanzamento. Sul tallone, invece, troviamo un disegno che può essere utile in discesa, gestendo il rallentamento e una buona tenuta.

Una suola, quindi, che permette un grip multidirezionale su diverse tipologie di terreno. Ma la progettazione della suola delle MT2 permette una buona flessione grazie alle linee trasversali in tutta l’area frontale. Questo permette che la flessione avvenga facilmente, senza forzare troppo. Troviamo anche linee longitudinali che favoriscono l’adattabilità al terreno in modo da non perdere trazione o presa. Un disegno che, su sentieri bagnati e tecnici hanno funzionato alla grande.
Su terreni che presentano sporcizia, erba e fango, la trazione e la presa sono stati molto buoni. In condizioni di pioggia, il fango tende ad accumularsi sotto la suola, ma la dispersione è relativamente rapida, permettendo di non accentuare troppo l’accumulo mantenendo leggerezza e una corsa confortevole.

Durata

Ho corso poco più di 200 km con le MT2, su strada o sentiero, terreno tecnico o pavimentato. Praticamente in tutte le condizioni possibili hanno saputo mantenere un buon confort e precisione.

L’usura della suola sembra buona. E’ chiaro che tale parametro è molto soggettivo: dipende dalla tecnica, dalla leggerezza della corsa e dalla tipologia dei terreni, ma, riparametrato alle scarpe che ho indossato negli ultimi 4 anni, posso dire che è nella media.

Se ti attira il mondo della corsa naturale, del minimalismo o semplicemente vuoi approfondire la tecnica di corsa, dovrai prestare particolare attenzione al Topo Athletic MT2.
Perché?
Perché possono essere una risposta alle tue esigenze.
semplici, robuste, leggere e ottime per godere di una corsa più naturale.

La sua forma larga facilita un atterraggio più naturale, i suoi bassi profili e il differenziale di soli 3 mm permettono un contatto più diretto con il suolo e il nostro passo adotta una posizione più naturale ed efficace. E’ necessario accompagnare con una buona tecnica e un lavoro funzionale.

 

pro:

– molto leggero;

– ampia scoperta che consente la libertà di movimento;

– buon sostegno;

– buona traspirazione;

– buona presa a secco;

– buona flessibilità.

 

Contro:

– non è semplice trovare la giusta regolazione delle stringhe;

– voglio/devo ancora trovarne altri.

 

Maurizio S.

 

Se hai domande..

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MT2 Topo Athletic, leggere, durature e difetti da trovare

STOP, quando ti fermi ti stai allenando.

STOP, quando ti fermi ti stai allenando, sembra una presa in giro, ma non è così.

Relax, forzato o voluto: tanti Benefici. Clicca sull’immagine per scoprire un altro caso di STOP

Stiamo parlando di un Stop che sopraggiunge alla fine di un lungo periodo di allenamento. E’ così utile inserire un periodo di recupero? quanto ci influenza questo periodo? qual’è il periodo migliore e quanto deve essere lungo?

Una scelta che dovrebbe essere pensata, programmata e studiata, ma talvolta è forzata. Indipendentemente dalla forza interna o esterna che governa questa pausa, proviamo a scavare e rispondere alla domande poste.

E’ così utile inserire un periodo di recupero?

“SI”, è vivamente consigliato, ma potrebbe essere utile capire cosa succede.

E’ importante, ai fini dell’analisi, definire il tipo di di allenamento in questione.

Stiamo parlando di un allenamento particolarmente lungo, in cui il nostro organismo si modifica e, si spera, si evolve: diventiamo più resistenti e più, ma anche più determinati e resilienti. Uno di questi casi è la stagione sportiva.
Questo cambiamento, però, è solo una delle due facce della medaglia. Infatti, ad un allenamento lungo  consegue anche, inevitabilmente, una serie di particolarità non proprio positive per il nostro corpo e la nostra mente.

Difficilmente consideriamo che mantenere e seguire le regole che l’allenamento impone, gli orari decisi e precisi dedicati all’allenamento, il tempo e la qualità dedicata al cibo e al sonno, fa si che la nostra testa lavori incessantemente e alla fine di una stagione intera ha tutto il diritto di raggiungere quello che potremmo definire un affaticamento psicologico.

Abbiamo, inoltre, in seguito al dispendioso consumo di energie un abbassamento delle scorte di Ferro, Magnesio, ma anche di Glucosio e Glicogeno, soprattutto se ci stiamo allenando per le discipline di endurance.

Eccoci qui, scritto tutto questo, pur non entrando nello specifico è abbastanza evidente che uno stop sia più che meritato, se non necessario per poter riprendere a pieno regime la stagione con nuovi obiettivi più o meno ambiziosi.

La conquista della P.ta Almana

Quanto ci influenza questo periodo?

Provando a rispondere alla seconda domanda mi viene subito da pensare, osservando l’esperienza dei miei atleti che, come tante altre caratteristiche, il riposo venga considerato con criteri molto personali. se però cerchiamo di definire e dare un significato comune di STOP, che si intende proprio “FERMATI E NON TI MUOVERE”, posso osservare come tale periodo sia vissuto come momento gratificante ed atteso in quegli atleti di un certo livello che, stimolati dagli obiettivi e dai piazzamenti raggiunti, mentre è vissuto come periodo i cui avverrà un calo drastico delle prestazioni e che, quindi viene vissuto con ansia.
Non è così anzi, è l’esatto contrario.

Qual’è il periodo migliore e quanto deve essere lungo?

Se pensiamo alla stagione intera in cui abbiamo sforzato per raggiungere determinati obiettivi, abbiamo preparato con assiduità una competizione in cui il nostro sforzo è stato significativo potremmo ipotizzare che possa essere considerato un tempo tra gli 8 e i 20 giorni ed è, come già detto nell’articolo, il momento di transizione tra una stagione e l’altra, o tra un macro obiettivo e l’altro.

E’ un momento allenante e vale la pena sfruttarla per far si che sia fruttuosa. dedicarsi a sé stessi, sia fisicamente che mentalmente, rilassarsi, scaricare la tensione muscolare e mentale attraverso esercizi o momenti di relax.

 

Buon riposo, quindi..

 

.. anzi buon allenamento, indipendentemente dallo sforzo!

 

Maurizio S.

Correre è semplice, ma non è solo una banale corsa.

Correre è semplice, ma non è solo una banale corsa.

Correre è semplice, ma…

Correre è lo spazio aperto
dove vanno a giocare i pensieri.
-Mark Rowlands-

 

Correre è semplice, ma non sempre il movimento si manifesta solo con una semplice e banale corsa: cosa facciamo, quindi, mentre corriamo? per quale motivo corriamo?

Sono fermamente convinto che, se corriamo, lo stiamo facendo per fuggire da qualcosa o qualcuno, per inseguire qualcosa o qualcuno, e finalmente dopo un po’ di tempo corriamo in perfetto equilibrio. Lo facciamo per NOI Stessi. La corsa è, spesso, una ricerca di equilibrio e l’equilibrio è movimento.

Quando mettiamo in moto questo splendido gesto atletico, lo possiamo fare a quattro livelli:

  1. Possiamo correre ascoltando la musica.

    Una corsa rilassante che non ci fa pensare a nulla. Svuotando la mente a tal punto da non sentire fatica e tensione. Può essere una lunga corsa lenta rilassante o una corsa esplosiva. La prima con musica movimentata, e correndo per un’oretta abbondante, la seconda (che io preferisco) con musica rock e bpm al massimo. Dopo un leggero riscaldamento, 5km a fuoco per 18’ – 21’. Seguono, ovviamente, 5’ di defaticamento. In questi casi, si rientra a casa più leggeri, quasi svuotati metaforicamente dai problemi. Non li abbiamo risolti, ma, forse, siamo riusciti a distanziare le preoccupazioni che ci attanagliavano. Questo ci permettere di affrontare il problema con più distensione e senso critico. È una corsa che va fatta su un terreno liscio e consistente per riuscire a percepire dove mettere i piedi dopo uno sguardo veloce e fulmineo.

 

  1. Possiamo scegliere di correre ascoltando il nostro corpo.

    Ascoltando soprattutto la parte fisica: come si comportano le gambe, che sensazioni mi rimanda il cuore. È una corsa che ci aiuta a riscoprire il nostro corpo in tutte le sue parti, ci aiuta a comprenderne il comportamento quando chiediamo loro uno sforzo significativo e continuo. Parlo di uno sforzo richiesto per percorrere una distanza come quella della mezza o, addirittura della maratona. Ascoltare il proprio corpo è necessario per monitorarlo e mantenerlo in un buon stato di salute. Percepire i segnali, riconoscerli e capire quando è il momento di affondare un allungo vincente o rallentare e proseguire in velocità da crociera.

 

  1. Possiamo correre stando attenti al tracciato.

    Scegliendo un percorso tecnico e impegnativo, tutte le nostre percezioni saranno concentrate per far sì che i nostri piedi siano posizionati correttamente. La propriocezione è al massimo. Anche quest’ultima va allenata e sfruttata. Ci permette di evitare posizionamenti infami che guasterebbero le nostre uscite con rovinose storte o addirittura cadute. È una corsa molto impegnativa dal punto di vista mentale, ma che, comunque, ci tiene lontano dalle noie e paranoie della nostra vita.

 

  1. Possiamo correre viaggiando.

    Non solo con le gambe e percorrendo chilometri e chilometri di strada, ma addentrandoci nei meandri più reconditi della nostra mente. Analizzando minuto per minuto ciò che ci è successo. Spulciando le difficoltà incontrate, i problemi da risolvere affrontandoli da un’altra prospettiva: la prospettiva della fatica che stiamo facendo e che, proprio perché abituati a fare fatica, ci spaventa meno ciò che dovremo affrontare. Spesso si rientra con una soluzione che può anche funzionare, o forse con la consapevolezza che talvolta è necessario convivere con alcune difficoltà.

 

E Tu, quando corri, come corri? Scappi, insegui o sfrutti la corsa per la ricerca continua di un equilibrio in movimento?

 

Maurizio S.

MT2 Topo Athletic, leggere, durature e difetti da trovare

Emozioni in Corsa…

Le “Emozioni in Corsa” si provano, ci prendono e, in questo caso, si raccontano.

Sui social vediamo un numero considerevole di post che riguardano la corsa, spesso raccontano la prestazione, talvolta riguardano il paesaggio e non raramente il protagonista racconta quanto ha vissuto, indipendentemente dal fatto che sia stata una campestre, una maratona o una skymarathon.
Indipendentemente dai casi citati sarà possibile scorgere sulla bacheca dei social di questi sportivi una domanda a cui segue una NON risposta che, secondo me, riassume il ‘credo’ di molti runner:


Perché Corri?

Perché NON Farlo?

Non c’è cosa più odiosa di rispondere ad una domanda con un’altra domanda. Effettivamente, se uno sta ponendo una domanda è perché, spesso, non riesce minimamente ad immaginarsi un’idea, o forse è talmente curioso di sapere il motivo che non si aspetta di certo una tale risposta.

E allora perché questa risposta?

Quando un Runner si trova a dover rispondere a tale domanda fa davvero fatica ad esternare ciò che si può provare durante una corsa, durante una gara o una sfida, che sia con sé stessi o con altri competitors. È altrettanto difficile spiegare il binomio benessere-fatica: per stare bene è necessario fare fatica. Punto. Succede spesso, però, che chi pone la fatidica domanda, non riconosce e non condivide questo concetto ed il runner che si trova davanti a lui lo percepisce e ne rimane, forse, spiazzato.

Il concetto “dopo aver corso un’oretta alle sei di mattina la mia giornata lavorativa è migliore” viene proprio denigrata dai NON-Runner, figuriamoci se andiamo a dirgli che ci alziamo anche alle 4 per un allenamento speciale.

E se andassimo un po’ più in profondità?

Emozioni.. Emozioni in Corsa..

Cosa vorrà dire? Come trasmetterle? come farle comprendere?
tempo fa ho scritto un articolo, “Emozioni, tu chiamale se vuoi Emozioni”, in cui provavo a descrivere il viaggio. Non è una canzone, sono molto stonato, e non mi permetterei mai di rovinare un capolavoro di Battisti.
Il Viaggio intrapreso in un fine settimana ricco di gare, è iniziato molto prima di quei due giorni e mi ha accompagnato fin dopo. La corsa ti resta dentro. che sia lunga, corta e veloce o biblica.
Emozioni, nel bene e nel male, perché a volte si ritorna incazzati come bisce perchè qualcosa va storto, forse la testa, forse le gambe e talvolta il Cuore.

Fatto sta, che dopo aver pubblicato questo articolo, con questo titolo ho trovato altri 6 post che riportavano lo stesso titolo e raccontavano quanto provato.

Qui mi trovavo con uno sloveno che poco prima mi ha scattato la foto. Esempio semplice e bello di condivisione di “Emozioni in Corsa”

E allora “Perché NON Farlo”, non è più una presa in giro, una NON Risposta, ma semplicemente la difficoltà a concentrare in pochi secondi qualcosa di grande, qualcosa di profondo, qualcosa che è immensamente bello provare, ma immensamente difficile da raccontare in pochi secondi..

Se avete pazienza, però, provate a farvelo raccontare durante una corsetta.

Maurizio S.

Prepararsi per affrontare un Trail Autogestito o un Trail Competitivo

Prepararsi per affrontare un Trail Autogestito o un Trail Competitivo

Se stai brancolando sull’asfalto e vorresti solcare nuovi sentieri sfruttando piani di allenamento specifici, sia dal punto di vista Fisico che Mentale, SEI SUL SITO GIUSTO!

Che sia una competizione importante o un trail autogestito, risulta importante non prendere alla leggera l’allenamento fisico e mentale necessario per affrontare le difficoltà e le fatiche che dovrai affrontare per centrare l’obiettivo preposto. Avere un piano di allenamento significa aumentare le possibilità di riuscita, godere al meglio il momento del viaggio e, soprattutto terminare il trail con le gambe ancora funzionanti.

Non siamo trail runner professionisti, quindi non solo c’è la necessità di far conciliare gli impegni famigliari, professionali e personali, ma soprattutto è importante identificare coerentemente quali sono gli obiettivi possibili da raggiungere.

Costruire un programma dettagliato e personale ed essere supportato ti permetterà di proseguire con efficienza ed efficacia il tuo percorso e raggiungere, quindi, i tuoi obiettivi.

Puoi trovare la tua soluzione aderendo ad un percorso di Gruppo o Costruire un tuo Piano personale!

 

Se invece vuoi approfondire chi sono i Coach e quale è il loro ruolo, puoi leggerti questo interessante articolo:  5 Coach di Trail Running!

e allora, cosa aspetti? chiamami, indossiamo le scarpette e iniziamo a correre!

 

Maurizio S.

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Trail e Pedagogia: un felice binomio rigenerante

Trail e Pedagogia: praticare la Corsa in Natura ed essere un pedagogista si è rivelato un binomio interessante e piacevole. Un binomio che è divenuto promotore di benessere e serenità, che passa per la fatica fisica ed una riscoperta di luoghi meravigliosi e sorprendentemente vicini.

Cos’è la Corsa in Natura o Trail? Quando parlo di corsa in Natura, molte persone, sgranando gli occhi, mi dicono che correre in montagna è tosto e che non riusciranno mai a fare tanto dislivello. Da queste risposte ritengo sia necessario fare un po’ di chiarezza. Fare Corsa in Natura, NON vuol dire necessariamente fare delle skyrace, ovvero salite con pendenze mostruose da avere le ginocchia in bocca. Certo, macinando un po’ di dislivello, si possono ovviamente ammirare panorami meravigliosi, MA la corsa in Natura è anche una semplice corsa collinare su una strada sterrata che si srotola in un bosco di faggi.

Parliamo di Pedagogia: chi è il pedagogista? bene, mi defilo serenamente lasciandovi il compito di andare a leggervi due righe sull’essere pedagogisti e sul ruolo che abbiamo a questo LINK.

In  un vecchio articolo citavo uno studio svolto in un ospedale: si era riscontrato che i malati alloggiati nell’ala che ‘guardava’ su un fitto bosco presentava un tasso di buon umore maggiore ed un tasso di guarigione più elevato. In sintesi, lo studio aveva poi rivelato che natura, alberi e fauna permettono al cervello di ‘rallentare’ e godere maggiormente di quanto c’è attorno, nonché di assaporare meglio la vita e, aggiungo io, se la vita mi piace di più, faccio il possibile per restarci attaccato, più o meno consciamente.

Questo binomio è stato positivo per me, può esserlo anche per altri.

Proprio da questo pensiero nasce Maurizio Seneci – Pedagogia e Sport, l’obiettivo è quello di permettere alle persone di avvicinarsi all’ambiente Natura, farlo in totale sicurezza apprendendo i metodi e le tecniche necessarie, approfondendo l’aspetto di benessere emotivo e mentale. La natura del Trail Running non permette di mantenere una corsa costante e ‘obbliga’ l’avventuriero a fermarsi più volte: talvolta per ammirare panorami stupendi, talvolta per riprendere un po’ di forze. Proprio questa andatura permette di soffermarsi ed avviare un dialogo continuo tra l’istruttore/pedagogista ed il cliente.

La possibilità prendere maggiore consapevolezza di quanto ci sta attorno, permette di approfondire come stiamo. Quanto far emergere resta comunque una discrezione del cliente.
La presa di coscienza della fatica di gambe, cuore e testa durante la corsa in natura aiuta a riprendere coscienza del corpo, delle emozioni e della mente. Essere accompagnati in questo processo, attraverso metodi e tecniche di ascolto riflessivo,  favorisce in modo esponenziale un benessere generale della persona.

Praticare trail vuole anche dire affrontare fatiche e problematiche più o meno calcolate a cui è necessario trovare rimedio, sviluppando così buone capacità di Problem Solving da “riprodurre” nella vita reale. Punto di forza della corsa in natura è la necessità di scontrarsi con fatiche e difficoltà, ma anche frustrazioni e ‘sconfitte’. Riprendendo il concetto di abbandono della “comfort zone”, in queste avversità, con il giusto accompagnamento è possibile sviluppare resistenza e resilienza. Tornare da un trail di 20, 50 o 100 km permette di affrontare le avversità della vita comune con una prospettiva diversa.

Sarete sempre Voi, ma sarete capaci di allargare lo sguardo, ammirare nel profondo, e soprattutto riuscirete a riconoscere le vostre competenze per costruire soluzioni.

Maurizio S.

Istruttore di Trail Running: chi è costui?

Istruttore di Trail Running: chi è costui?

L’istruttore di Trail Running

“L’istruttore di Trail Running è una figura importante per chi si avvicina al mondo del Trail e non ha la minima consapevolezza di cosa vada a fare.” Quello che avete appena letto è uno dei tanti luoghi comuni circa il professionista in questione. Potremmo dire che, tale definizione contenga una parte di verità ma è altrettanto vero che tale visione sia po’ limitata (…e anche un po’ limitante!).

Innanzi tutto è necessario sottolineare che l’istruttore di Trail Running è una figura formata e riconosciuta dall’Ente di Promozione Sportiva ASC Sport. Aderendo a questa formazione non si acquisiscono le basi per divenire preparatori atletici, guide alpine o ambientali, ma si apprendono metodi e tecniche per accompagnare in totale sicurezza chi vuole avvicinarsi alla disclipina del Trailrunning.

Andando più nello specifico, quali sono le competenze necessarie per affrontare il trail?

-conoscenza e utilizzo appropriato di materiale tecnico;

-orientamento e utilizzo GPS;

-meteorologia;

-autogestione in ambiente naturale;

-conoscenza dei propri limiti e delle proprie capacità.

Molti runner si iscrivono a Trail e Ultra Trail ed affidano totalmente la loro vita nell’organizzazione della gara che, spesso, è strutturata in modo eccellente. Ciò può essere corretto se si vive il proprio essere Runner dal punto di vista di “pago per un servizio”,  ma può essere poco corretto, o quantomeno discutibile, se si sposa l’idea e il senso di “Spirito Trail”.

Ritengo che, per quanto siano ben organizzate le competizioni Trail e per quanto sia sempre ben gestita l’emergenza, chi si approccia all’ambiente Naturale debba acquisire qualche consapevolezza in più.

Per stare in tema di competizioni, per quanto possa essere assurdo, mi è capitato di presentarmi ad alcuni Ultra Trail, in cui era richiesto di percorrere tutto il tracciato seguendo una traccia GPS e vedere trailrunner di alto livello incapaci di utilizzare il proprio orologio GPS.
Se penso, invece ai Trail Autogestiti, ritengo che la consapevolezza di quanto si sta per affrontare sia fondamentale e necessaria in quanto la troppa approssimazione comporta dei rischi importanti.

Come scritto poco fa risulta fondamentale sapere come muoversi in luoghi impervi con il giusto equipaggiamento, valutare le condizioni meteo, sapere come orientarsi ed utilizzare la strumentazione ed è in questo frangente che l’Istruttore di  trailrunning assume un ruolo utile a molti neofiti (e non solo visto l’esempio di poc’anzi) di questo sport poco abituati al movimento in contesti difficili.

 

Maurizio S.

MT2 Topo Athletic, leggere, durature e difetti da trovare

C.F.T. Campo dei Fiori Trail: un meraviglioso allenamento!

C.F.T. non è Campo dei Fiori Trail, ma Che Fottutissimo Tracciato.

Questo, secondo me, il vero significato della sigla che rappresenta questo Trail meraviglioso.

Si, decisamente M E R A V I G L I O S O.

La presa di coscienza di questo splendido tracciato comincia durante la progettazione dell’oretta di intrattenimento e svago che quelli di Animatrail hanno pensato per i ragazzini che parteciperanno al minitrail. Luca mi ha chiesto di suggerigli qualche gioco per impegnare i piccoli atleti e come un fulmine a ciel sereno mi viene l’illuminazione: “la corsa dei cavalli”!
Ovviamente la corsa dei cavalli non c’entra niente, ma è il gioco di partenza che mi regala l’ispirazione. Per chi non ha mai sperimentato questo gioco, non è altro che un BANS che si fa in cerchio: si simula la corsa del cavallo tamburellando sulle cosce e, durante il tracciato, si incontrano varie postazioni, come la curva dei fotografi, la curva dei nobili, la curva dei truzzi etc.. e per ogni curva si mima qualcosa ad hoc.

Bhe, e perché non fare la stessa cosa con il “Campo dei Fiori Trail”? ecco cosa è uscito, ho aggiunto una terza voce, per raccontare quanto ho realmente incontrato e vissuto in quella meravigliosa giornata.

Legenda:

  • Situazione: descrizione tratta dal sito di Campo dei Fiori Trail.
  • Azione: simulazione da far fare ai piccoli atleti
  • Realtà: quello che io ho vissuto.

Ed ecco a voi la breve, felice e massacrante storia:

  • Situazione: PARTENZA DALLE SPONDE DEL LAGO DI VARESE, LIDO DI GAVIRATE.
  • Azione: salutiamo il lago e la folla in delirio alla partenza della gara
  • Realtà: beh, la folla non era numerosissima, ma era un delirio, noi eravamo poco meno di 200, più l’organizzazione con stand, musica adrenalinica e clima esageratamente fico:
    Una partenza con i fiocchi!

  • Situazione: PRONTI VIA E SUBITO 4KM DI SALITA PER RAGGIUNGERE IL SENTIERO 10.
  • Azione: Da subito la salita è faticosa quindi cominci ad arrancare e con le mani sulle ginocchia simuli la salita.
  • Realtà: i primi quattro chilometri li corro in scioltezza e si va a buon ritmo, forse troppo aggiungrei con il senno di poi, ma sto bene e seguo il gruppetto. Arrivato alla prima salita non seguo il consiglio delle mani sulle ginocchia, infatti, ad aiutarmi ci sono i miei fidati bastoncini. In salita mi sento a mio agio, ma non voglio forzare, anche perché ha una pendenza interessante, pur senza esagerare.

 

  • Situazione: DA QUI, IN 5 KM DI FALSO PIANO OTTIMI PER CARBURARE, RAGGIUNGIAMO L’ABITATO DI VELATE, DA DOVE INCOMINCIA LA SERIE INTERMINABILE DI ASCESE E DISCESE SECCHE DI QUESTA ULTRA DISTANZA…
  • Azione: Falli correre sul posto alzando bene le ginocchia
  • Realtà: ecco, la frase “la serie interminabile di ascese e discese ” non si comprende realmente finché non la si sperimenta sul campo… mannaggia a quelle, meravigliosamente tecniche, discese!
    Comunque, è ciò che rende spettacolare e impegnativa questa competizione. Aggiungo che incontrare Macchi, che sta rientrando, stringergli la mano, fargli i complimenti ed ascoltare i suoi incitamenti a proseguire con vigore dando spiegazioni dei prossimi chilometri, è stato figo!

  • Situazione: PRIMA VETTA DA CONQUISTARE IL CAMPO DI FIORI, LO SI RAGGIUNGE ATTRAVERSO IL MONTE SAN FRANCESCO CHE, NELL’ULTIMO TRATTO LASCIA IL POSTO AI SEVERI GRADINI DELLA VECCHIA FUNICOLARE, UNA VOLTA RAGGIUNTA LA STAZIONE
  • Azione: Ci sono dei gradini???? Miseria! Beh come non divertirsi simulando la salita ai gradini ed infine una volta in cima al “Campo dei Fiori”, non vuoi fermarti a raccogliere e odorare fiori per un bel po’
  • Realtà: GRADINI, CI SONO DEI GRADINI: perché non me li ricordavo?? Il pezzo forte è stato il suggerimento del volontario all’inizio della lunga scalinata: “prendetela con il vostro passo, che altrimenti vi uccide”. Ecco, ora si potrebbe aprire un capitolo sull’affermazione “vostro passo”, ma credo che, nonostante ci possano essere diverse controversie su tale dicitura, tutti i runner comprendano cosa significhi e quindi come agire..

    MA, e c’è spesso un MA, nel medesimo istante incui senti questa affermazione e stai guardando un qualcosa di verticale e particolarmente sconnesso che sale in alto, ma molto in alto, il tuo cervello pensa “si certo, e con cosa credi che lo salga, con quello di Macchi?? ma soprattutto dove lo trovo il  mio passo per salire sta roba” insieme ad una serie di imprecazioni in diverse lingue della terra.
    Comunque, superata anche questa salita.

 

  • Situazione: LA 65K SCENDE VERSO SUD/EST DIREZIONE VALGANNA, CON UNA DISCESA VELOCE SUL TERRITORIO DELLE VECCHIE MINIERE ABBANDONATE!!!
  • Azione: Beh in discesa si sta piegati in avanti e si corre alzando i talloni verso il culo (sarà uno sballo cadranno tutti hahahahhah)
  • Realtà: mumble mumble, discesa veloce… forse devo ritornarci per cercarla meglio, perché io veloce non sono riuscito ad andarci…
  • Situazione: IN BREVE TEMPO RAGGIUNGIAMO IL FONDO VALLE PRONTI PER UNA SERIE DI SALISCENDI CHE IN 13 KM CI FANNO ACCUMULARE 1100 mt D+
  • Azione:-Raggiungi la cappella: vi fermate e dite una preghiera 😀
    -punto panoramico del San Bernardo, osservate come se foste degli avventurieri con le mani sulla fronte per osservare meglio in lontananza
    -sul monte minisfreddo, tutti hanno freddo, quindi giù lo zaino e ci si copre!
    -di nuovo punto panoramico
    -dicesa ripida, come prima!
    -nel bosco non puoi non fermarti ad ascoltare gli uccellini
    -salita leggera, quindi corsa sul posto leggera ma con fiatone
  • Realtà: tutto come da programma, preghiere comprese!

  • Situazione: PER POI SCENDERE FINO ALL’ABITATO DI BRINZIO, 51 KM PERCORSI E 3° RISTORO SOLIDI. FATE SCORTA DI GLICOGENO PERCHÉ’ L’ULTIMA SALITA E’ LI AD ASPETTARVI 3KM PER RAGGIUNGERE IL PASSO DELLE PIZZELLE, SIAMO SUL VERSANTE NORD DEL CAMPO DEI FIORI.
  • Azione: C’è un ristoro, fermati a mangiare ed a recuperare, simulate lo sbrago ed il mangiare
  • Realtà: qui oramai ero già in crisi. Quando sono arrivato al ristoro, ho guardato l’altimetria sul pettorale ed ho chiesto “scusate, dove siamo?”. In quel momento ho capito che avrei dovuto trascinarmi al traguardo.. beh mancavano solo 16 km (16 km! sì, perché i chilometri che il G.P.S.segnava erano 67, non 65… traccia che, alla fine, risulterà leggermente abbondante)

 

  • Situazione: IN MENO DI UN KM SI RAGGIUNGE SEMPRE IN SALITA LA SCALA DEL CIELO (SIMBOLO DEL CFT 2017)
  • Azione: C’è una scala del cielo, dagli importanza, guarda in alto e simula la salita di una scala
  • Realtà: scusate, ma qui, oramai, vedevo solo la Madonna, niente scale, né cielo…

  • Situazione: SUCCESSIVAMENTE IL MONTE TRE CROCI. ULTIMI SFORZI SONO 6 KM PER RAGGIUNGERE IL FORTE DI ORINO CON IN MEZZO PERO’ L’ASCESA ALLA PUNTA DI MEZZO (PUNTO PIU’ ALTO DEL TRAIL CON 1250M)
  • Azione: Se sali alle croci almeno tre segni della croce non puoi non farli fare, ti ricordi come si fa?
  • Realtà: ecco diciamo che di segni della croce ne ho fatti una decina, nella speranza che l’Arcangelo Gabriele venisse in soccorso per alleggerirmi e portarmi al traguardo, poi ho pensato alla squalifica e allora ho solo ringraziato del meraviglioso tracciato che stavo percorrendo.

 

  • Situazione: ORA SOLO UNA LUNGA E TECNICA DISCESA NELLA PRIMA META’ VI RIPORTERA’ IN MENO DI 8KM PLANANDO ALL’ARRIVO.
  • Azione: Discesa tecnica, suvvia come si fa a scendere? Insegnaglielo 😉
  • Realtà: ecco, ancora un discesa tecnica. meno stressante delle prime e più corribile, ma che fatica…

 

  • Situazione: ARRIVO DALLE SPONDE DEL LAGO DI VARESE
  • Azione: Applauso della folla, tutti applaudite!!!
  • Realtà: APPLAUSO DELLA FOLLA E ANNUNCIO DELLO SPEAKER! CHE EMOZIONE!
    sono anche stato intervistato, ma non so cosa sia riuscito a dire, probabilmente ho ripetuto come un ebete quanto mi chiedeva lo speaker… vabbeh, magra figura.
    il seguito è stato solo una bella doccia calda, due massaggi da una carina, simpatica e preparata Osteopata e tanto recupero con cibo e birra!

nel Cuore e nella Mente tutto il ricordo di un tracciato durissimo rispetto alle aspettative, ma con una gioia infinita per aver visto panorami mozzafiato, per aver vissuto situazioni simpatiche in puro spirito trail, per aver corso in cresta con un aliante che mi volava a 100 metri e tanto altro…

C.F.T.: Che Fottutissimo Tracciato, ma tanto bello da lasciare un segno, non solo nelle Gambe, ma anche nel Cuore e nella Mente.

Maurizio S.

Trail Running School

Trail Running School

Corso di Trail Running per Amatori

Condotto dal Coach Maurizio! Pedagogista sportivo, istruttore di Trail Running ed appassionato di Ultra Trail.

Allenarsi in Gruppo, guidati da un istruttore preparato, è il modo migliore per tenersi in forma divertendosi creando un gruppo di amici animati dalla stessa passione.

Il corso di Trail Running ha l’obiettivo di facilitare lo sviluppo di tecniche di corsa corrette per affrontare al meglio l’ambiente Naturale, inoltre è il modo migliore per tenersi in forma senza incorrere in infortuni dovuti ad un approccio scorretto.

Il corso prevede, oltre al potenziamento specifico per affrontare la corsa in Natura,  l’approfondimento delle seguenti tematiche:

  • Materiale tecnico ed utilizzo (hydrobag; bastoncini, zaino, SOSBag etc)
  • Tecniche di corsa in salita e in discesa
  • Abbigliamento Tecnico
  • Strumenti per la localizzazione

 

Quando? E Dove?

Gli allenamenti si terranno da ottobre 2017 a giugno 2018

il terzo GIOVEDI’ del mese : presso la pista di atletica di Gussago dalle 19.00 alle 20.00

la prima DOMENICA di ogni mese: concorderemo di volta in volta un luogo adatto a scoprire nuovi sentieri e testare sul campo quanto appreso durante l’allenamento.

 

Prima lezione di

PROVA GRATUITA: 19 OTTOBRE 2017

 

Quanto Costa?

€ 70 bimestrale;

€ 240 stagione completa.

A tutti i partecipanti verrà offerta una maglia tecnica della “Trail Running School”!

 

Segui l’evento su Facebook

 

Per ISCRIZIONI e INFORMAZIONI:

maurizio@seneci.com

3283353417

Oppure

 

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