Nel blu dipinto di blu

Nel blu dipinto di blu

NEL BLU DIPINTO DI BLU, così avrebbe cantato Modugno e così ho fatto io.

Sicuramente il bosco e le sue creature hanno preferito non esternare la loro gioia nel sentirmi.

Ma arriviamoci con calma.

Domenica di relax

La domenica di relax mi ha ricaricato. Quando saluto i bambini sono già vestito e pronto.

Tutto il necessario è già posizionato sul tavolo: frontale (che scopro dopo essere un po scarica, ma che ha retto fino alla fine 🙂 ), bastoncini, antivento, borraccia e termica di ricambio.

Indosso tutto, infilo tutto nello zaino, chiamo i pelosi a quattro zampe e viaaaaa.

SUPER OTTO

In realtà da stasera potrei chiamarlo TREDICI. Tanti sono i chilometri che si è mangiato senza battere ciglio. L’allenamento costante, continuo ma senza sforzare, sta dando i suoi frutti. Senza esagerare, lui non molla e quando ha bisogno lo segnala e si rallenta o si infila nel panciotto.

Verso Santa Maria del Giogo

La strada è conosciuta e scorre veloce, in realtà in salita non sono veloce e anche in discesa son stato discreto, ma mi son goduto il panorama e sono soddisfatto.

Il movimento degli animali del bosco rende sempre magico la corsa di notte, ma quando arrivo alla trattoria Santa Maria resto a bocca aperta.

Lo aspettavo, lo attendevo, lo sapevo ma, come spesso succede, resto incantato.

Una sosta veloce, una foto, due battute con i pelosi (ormai parlo con i cani da molto tempo, e loro mi rispondono pure ^_^ ) e via a passo svelto verso il Rodondone.

…e non ci sono parole

Il sentiero è quello che preferisco: tecnico, saltelli, radici, rocce e a tratti single track su terreno battuto. Un bellissimo misto.

Otto e Ariel tengono il passo ed è così che in pochi minuti siamo sul Rodondone…

…e non ci sono parole.

Poi d’improvviso venivo dal vento rapito
E incominciavo a volare nel cielo infinito
Volare, oh, oh
Cantare, oh, oh, oh, oh
Nel blu dipinto di blu
Felice di stare lassù
E volavo, volavo felice
Più in alto del sole ed ancora più su
Mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù
Una musica dolce suonava soltanto per me

Alzo gli occhi al cielo e si presenta uno spettacolo stupendo. L’assenza della  luna rende il cielo di un Blu stupendo. Nel blu dipinto di blu. E’ quello che penso, è quello comincio a canticchiare. Si vede il Grande Carro, la Stella Polare e il Piccolo Carro e spunta anche il Dragone. Costellazioni che si vedono nitide e cristalline. Starei delle ore sdraiato a guardare questa meraviglia.

Lo farei, ma devo scendere a valle. Ed è così che mi lancio in discesa cantando. Pure i miei fedeli compagni mi guardano male, sarò troppo bravo!

La discesa

La discesa scorre veloce. Forse troppo. ed è così che in pochissimo mi ritrovo alla Croce di Pezzolo e prendo la strada verso la valle. In questo tratto posso ancora ammirare il cielo, faccio il pieno di energia, di bellezza.

Otto in discesa mi richiama all’ordine e i chiede di rallentare, gliene sono grato. In ogni caso la discesa è effimera e in poco meno di mezz’ora siamo a casa.

In salita non velocissimo, in discesa discreto ma il cuore e l’anima son pieni di gioia.

Ed ora una buona doccia ed una Buona notte 🙂

Maurizio S.

 

Primo allenamento.. tanta  neve e un po di preoccupazione.

Primo allenamento.. tanta neve e un po di preoccupazione.

Correre il 1 Gennaio 2021, facendo un bell’allenamento, in vista dell’80 km Night Trail è il modo migliore per inizire l’anno.

La preoccupazione è arrivata nel finale, tanta neve fresca, un po’ di stanchezza e il crepuscolo che si avvicinava..

Programma Cr28 e Neve

Come rendere tutto meravigliosamente faticoso

Considerando le settimane di programma FitLine CR28, le energie sono ancora da migliorare, tempo al tempo, e quindi la partenza è leggera e misurata. Superato Rovedolo si prende il sentiero che porta alla Forcella del Vandeno. un sentiero sempre ricco di acqua, tecnico e con tratti corribili per alzare il ritmo. La neve è presente da subito anche se è spesso acqua. Ma basta correre poco per cominciare a pestare un manto bianco farinoso. Che meraviglia!

La salita mi affascina e la neve, quel manto così soffice e capace di posarsi sul terreno senza fare rumore, rende tutto più faticoso. La neve, tanto meravigliosa, quanto pericolosa: può decidere di sbarrarti la strada o di travolgerti il cammino.

Una bellissima metafora che vale la pena tenere a mente.

Salita e Attrezzatura

 

Il passo non è certamente dei migliori, ma il sentiero 

viene macinato continuamente anche se il panorama mi ‘costringe’ a fermarmi per ammirarlo e scattare fotografie continuamente. Sarà una scusa per riposare? PROBABILE!

 

Devo purtroppo dire parte del materiale utile mi ha abbandonato: un paio di bastoncini (nuovi) mi si sono spezzati due settimane fa e quelli di ‘scorta’, che ho utilizzato ieri, li ho furbescamente resi inutilizzabili per aver spinto un segmento troppo in profondità. Pazienza, lavorerò di gambe. 

Nello zainetto ci sono i ramponcini ma credo li utilizzerò in discesa: vorrei divertirmi…

Non fermarsi è impossibile.

Già, è impensabile non smettere di correre, tirare il fiato, ascoltare il rumore delle scarpe nella neve, ascoltare i fiocchi di neve scendere e posarsi dolcemente sugli alberi innevati.

E sono questi istanti che cancellano per qualche attimo la fatica e le danno significato.

Nonostante le continue pause, arrivo alla forcella e proseguo immediatamente per il santuario di Sant’Emiliano.

Ammetto che ci arrivo affaticato.

Sant’Emiliano

Sant’Emiliano è un “baule” di ricordi. Arrivarci con un paesaggio così non fa che amplificare le emozioni.

La stanchezza si fa sentire, qualche scatto per recuperare fiato e poi di corsa verso la strada che porta a Zanano. Tra poco ci sarà il mio adorato sentiero che mi porterà dritto per dritto, o quasi, a Gardone Val Trompia. O almeno è quello che penso.m La strada è completamente bianca e continua a nevicare.

Correre e liberare un urlo di gioia spero sia di buon auspicio per il nuovo anno.

Non credo e non spero nulla di particolare per quest’anno. Sarà quel che sarà e starà a noi saper sfruttare o meno le opportunità.

In ogni caso, spero che qualche giorno nella Comfort Zone ce lo conceda.

La discesa e la preoccupazione

Come dicevo all’inizio dell’articolo è stato anche un allenamento in cui mi sono un po’ preoccupato. Arrivato al bivio ho felicemente scoperto che il sentiero era ancora vergine. Spettacolo, per i primi metri ma quando pure i segnavia cominciano a nascondersi per benino nella neve, l’entusiasmo lascia spazio alla razionalità. Mi muovo troppo lentamente e non è nemmeno facile tenere la traccia corretta. Le impronte di un ungolato risvegliano la gioia, ma non mi fanno dimenticare che devo correre in sicurezza.

In poco tempo sfrutto la poca batteria residua del telefono per caricare la traccia GPX del sentiero sull’orologio in modo da avere una guida sicura.

So dove devo andare, ma resta comunque difficile, seppur meravilgioso procedere nella neve alta e diventa necessario indossare i ramponcini per sfruttare tutto il Grip possibile.

La luce continua a calare e, ovviamente , arrivato nel bosco un po’ più fitto, il tutto è reso più complicato da enormi rovi che bloccano il sentiero.

Qualche segno sulle gambe, qualche movimento acrobatico degno di un pezzo di legno al circo e la discesa continua.

Finalmente il dislivello continua a scendere, grazie anche alla tenuta dei NORTEC che si destreggiano bene tra neve e fango.

Finalmente a casa

Ammetto che la preoccupazione passo dopo passo ha lascito il posto alla goduria di scendere come se non ci fosse un domani! Ormai sono a buon punto, ripensando agli istanti precedenti mi rendo conto che la scelta è stata quella giusta: tornare sarebbe stato troppo faticoso e altre soluzioni non mi avrebbero dato sufficiente soddisfazione. Come spesso succede, preparazione e materiale fanno la differenza.

Ormai la strada è prossima e ancora un paio di salti, una corsetta, un altro cespuglio schivato (soprattutto per mettere in salvo l’antipioggia) ed eccomi arrivato in paese. Tolti i ramponcini, si corre a casa dove una doccia calda, molto calda mi aspetta con ansia, o forse sono io ansioso di voler fare la doccia calda.

Beh, in ogni caso, buone corse e buon anno.

Maurizio S.

TopoAthletic, confronto tra i modelli

TopoAthletic, confronto tra i modelli

Lo spunto di Manuel Orsetti:

direi assorbimento dell’urto. Un dato anche soggettivo ma puramente fisico della scarpa. La “restituzione dell’ammortizzazione” almeno che non sia misurata con qualche strumento sulla scarpa, temo sia troppo figlio del piede e della tecnica. Anche un semplice dito premuto sulla suola in quali scarpe affonda maggiormente e in quali meno…

Premessa

Per rispondere all’amico, e possiamo dire anche collega, Manuel, provo a dare una mia valutazione che si basa solo esclusivamente dall’esperienza personale e non testata con strumenti che, al momento, non dispongo.

Certo i dati si possono più o meno trovare, ma penso che Manuel abbia espresso un concetto davvero importante: “La ‘restituzione dell’ammortizzazione’ almeno che non sia misurata con qualche strumento sulla scarpa, temo sia troppo figlio del piede e della tecnica”. Questo perché possiamo avere lo strumento migliore al mondo ma non riuscire a sfruttarlo, ma allo stesso tempo, possiamo avere lo strumento migliore al mondo e, di fatto, non farcene nulla perché in grado di gestire qualsiasi situazione con gli accessori che madre natura ci ha predisposto.

I modelli

Detto questo, posso dire di aver sperimentato questi modelli e li metto in ordine di Intersuola che, a mio parere, restituisce nell’immediato un dato piuttosto importante per il dato che andrò ad analizzare:

Runventure, St2, St3, Runventure2, Runventure3, MT2, MT3, Terraventure, Terraventure2, Flylite2, Flilyte3, Magnifly2, MTN Racer, Ultrafly, Ultraventure.

Insomma, qualche modello a confronto che per comodità metterei in ordine di ‘restituzione ammortizzazione’ dividendolo per modello trail VS modello da strada, inserendo in entrambe le classifiche quei modelli che sono predisposti per entrambe le tipologie di terreno.

La mia valutazione

La valutazione che darò sarò secondo una scala da 1 a 10 dove 10 è una restituzione elevata, quindi, a mio avviso, più adatto a chi ha un atterraggio pesante (indipendentemente dalla massa corporea) mentre 1 è una restituzione bassa, quindi per quelle persone “leggere nella corsa”

Corsa su Strada

Trail Running

Runventure: un modello che mi son fatto spedire dagli USA che mi ha permesso di scegliere TopoAthletic.
Secca, sei praticamente in terra con un drop limitato a 2mm ed una distanza da terra di 14mm.

VALUTAZIONE : 1

Runventure: un modello che mi son fatto spedire dagli USA che mi ha permesso di scegliere TopoAthletic.
Secca, sei praticamente in terra con un drop limitato a 2mm ed una distanza da terra di 14mm.

VALUTAZIONE: 1

ST2: scarpa da Road o per lo più pista, allenamenti veloci per un piacevole contatto con il suolo. Io ci faccio tranquillamente una mezza o poco più.
VALUTAZIONE: 2

Runventure2: un modello che AMO. La gemella da trail delle ST2, più comodo nella calzata, ma che permette di vivere il terreno in tute le sue asperità. Divertenti, veloci e reattive. NON perdonano nulla.

L’inserto flessibile con tecnologia ESS Rock Plate nell’avampiede rende la scarpa più ‘rigida’ e con una risposta meno accentuata.

VALUTAZIONE: 1 ½ tendente al 2- 

ST3*: scarpa da Road e da Pista come il modello precedente, rivista nello stile (secondo me più bello e signorile) con una dimenticanza nella chiusura (vedrete la recensione).

Allenamenti veloci con lo stesso piacevole contatto con il suolo del modello precedente ma ‘più comodo’.ci farei una maratona.

VALUTAZIONE : 2 ½

Runventure3: se ho AMATO il modello “2”, non posso che perdere la testa per il 3. Migliorata sotto alcuni punti di vista della Tomaia, l’inserimento del plantare in Ortholite  MA si son dimenticati di mettere l’attacco per la ghetta Topo: GRAVE ERRORE.

Con la suola in Vibram e un buon carro armato, restano una scarpa di punta su sentieri veloci e in ogni condizione. La protezione marcata Topo dell’intersuola rende agevole e reattiva anche su creste di rocce.

VALUTAZIONE: 1 ½

Filyte2: è la scarpa che indosso quando non sto bene, quando mi sento di non essere in splendida forma e mi permette di affrontare la corsa in serenità. Reattività e flessibilità mi acompagnano morbidamente.

VALUTAZIONE: 4

Terraventure2*: avere una buona scarpa e stravolgerla per renderla migliore? Detto, fatto… qualche imperfezione circa la durata della Tomaia (che in Topoathletic garantiscono di aver risolto), ma con una suola e un intersuola da AMARE. Rapida, Reattiva e precisa. Fornita di Rock Plate garantisce un’ottima protezione e l’intersuola a due densità la rende più “attiva”.

VALUTAZIONE: 3

Filyte3*: cambiate nella tomaia, rendendole più ‘comode’ nella calzata e più belle. Dicono più leggere, e così è, anche se sul sito hanno messo dati non chiari. (il modello 9.5 pesa 232g, contro i 244del modello precedente).

VALUTAZIONE: 4

MTN Racer*: leggete la recensione perché sintentizzare diventa difficile.

VALUTAZIONE: variabile da 4 a 6

In base alle mie condizioni fisiche durante una gara ho sperimentato una reattività diversa. Questa la rende una scarpa adatta anche a chi non ha na tecnica di corsa naturale buona.

MagniFly2: ammetto di aver sperimentato un prototipo che, secondo me ha fatto nascere il modello 3. Una scarpa concepita per affrontare comodamente le lunghe distanze (il prototipo era un modello più reattivo che io ho adorato) con un drop0 e un intersuola leggermente più abbondante delle sorelle FliLyte2/3.

Ricordando che DROP ZERO non vuol dire mancanza di protezione (in troppi si confondono) le trovo appena, appena più generose delle sorelle minori, ma adatte a chi ha già lavorato sull’estensione del proprio Tendine di Achille.

VALUTAZIONE: 4 ½

MT2: la scarpa vincitrice del premio “Best Buy” di Runners world nel 2016. Una versatilità spaventosa. Pur non avendo una gomma particolarmente prestante (non ha vibram) si difende alla grande su sentieri bagnati e rocciosi (a patto di avere una buona tecnica)

VALUTAZIONE: 5

MT3*: migliorare nella tomaia, più protettiva e avvolgente e una intersuola rivista. Solo dall’aspetto più “pesante” è una scarpa versatile anche per medie/lunghe distanze su terreno non troppo tecnici.

VALUTAZIONE: 5 ½

Ultrafly: adatte per il runner che si approccia alla corsa naturale e vuole, con la giusta calma affrontare quella che viene definita “transizione”.

VALUTAZIONE: 6 1/2

Ultraventure*: un nome, un programma. Su tutti i fronti.

VALUTAZIONE: 7

*di questi modelli, il plantare in Ortholite, ha sicuramente reso più ‘comoda’ la calzata e rendere l’atterraggio più morbido, senza farti sprofondare, si intende.

Terraventure: la scarpa da Trail che mi ha sorpreso, perchè nonostante non avesse Vibram non mollava un attimo, perchè dall’aspetto un po’ goffo, offriva comodità e reattività straordinario. facile comprendere che da un primo modello così, tutto poteva solo migliorare.

VALUTAZIONE: 4

Se vuoi leggere la recensione di ciascun modello, clicca QUI

Maurizio S.
Garmin Fenix 5 VS Suunto 9 Baro

Garmin Fenix 5 VS Suunto 9 Baro

Fenix 5 e Suunto 9 Baro non sono propriamente sullo stesso livello, sia dal punto di vista del prezzo che delle performance e del livello, almeno dal punto di vista del periodo di lancio, il Suunto, infatti viene perlopiù paragonato al 5 Plus o addirittura al 6.

Perché questo paragone

Semplice! avevo abbandonato il Fenix 5 per il Suunto 9 per alcune caratteristiche fondamentali, anzi UNA.

Nel gennaio 2020 avrei dovuto affrontare l’IPERTRAIL della Bora, una gara meravigliosa organizzata dall’associazione S1 Trail della Bora, “capitanata” da Tommaso.

Questa gara è un meraviglioso viaggio da correre senza aver la possibilità di seguire le balise o altri segnavia, ma è necessario proseguire attraverso una traccia GPS, senza assistenza e totalmente in solitaria.

Batteria lunga durata

Proprio per le caratteristiche della gara avevo bisogno di uno strumento che mi consentisse di avere una batteria che potesse garantirmi parecchie ore di attività.

Da questo punto di vista, diciamolo pure serenamente: il Garmin Fenix 5 non vanta una grande capacità, non penso sia un segreto, anzi lo confermo tranquillamente. Il Suunto, invece, ha dalla sua una batteria decisamente più performante. Mi verrebbe da definirlo un Trattorino Lamborghini che non si ferma davanti a nulla.

La navigazione richiede parecchia energia, anche perché, mentre navigo e seguo la traccia GPS, registro anche l’attività, quindi figuriamoci quanta energia richiede tale attività.

 

Una Storia Vera

Per una prova tecnica, ho provato anche a metterli a confronto durante un medio-lungo allenamento. Ho simpaticamente corso con un orologio su un polso, e l’altro modello nell’altro. Sembravo un po’ pirla, ma per la scienza, questo ed altro.

In compagnia dell’atleta e amico Gancarlo, abbiamo raggiunto il Rifugio Valtrompia per un lauto pausto passando per santa Maria, Almana, Guglielmo e, finalmente, Rifugio. Dopo il pranzo, nuovamente a correre verso Pezzoro e poi Pontogna per continuare verso Magno, Inzino e nuovamente a Gardone VT.

Un Bel viaggetto, con due orologi che hanno rilevato pressochè le stesse prestazioni, le stesse andature, lo stesso dislivello MA la batteria ha presentato caratteristiche differenti.

Due conclusioni

67% contro 46%

Non credo serva dichiarare quale dei due orologi abbia ottenuto tali cifre,

ci arrivate da soli?

Per essere più precisi, non vi nascondo che dopo tale allenamento non avevo dubbi. Suunto. Non ci sono storie. mi verrebbo anche da scrivere affermazioni più colorite, ma mi contengo…

 

Batteria VS Dati

Perchè un passo indietro? Si, perchè dopo aver lasciato il Garmin, a distanza di un anno circa, sono andato a riprenderlo. Come ho detto a qualche cliente e anche qualche amica, il Garmin è per fighetti incapaci, un po’ come Apple. Infatti io ho un MAC, un Iphone e da oggi, nuovamente un GARMIN. Mi vien da ridere, ma sta cosa non mi sconquinfera, anzi.

Perchè, per quanto pensi davvero che un Garmin sia uno strumento che possa essere usato da chiunque, lo ritengo uno strumento che rileva e restituisce una marea di dati. Talvolta troppi se non si è in grado di sfruttarli, ma da qualche anno a questa parte, quest’ultimo problema non mi compete.

Non solo dati ma anche allenamento

Ciò che mi ha fatto tornare a GARMIN è la “banalissima” caratteristica che con il GARMIN riesco ad impostare miriadi di allenamenti con diversi obiettivi e modalità e lui mi dice cosa devo fare e quando farlo. A me tocca solo farlo, e farlo BENE.
Con il Suunto, invece, con i nuovi modelli questa particolarità non è possibile, o per lo meno non mi è stato possibile farlo con la stessa facilità.

Dal punto di vista della navigazione, invece, in entrambi i casi ci sono strategie molto semplici e veloci che permettono di caricare sull’orologio la traccia: Suunto è leggermente più veloce, dal punto di vista delle operazioni. Questo se avete un iPhone, altrimenti non lo so.

 

L’ultima decisione…

…spetta a me, come a voi.

Io son tornato a Garmin, un passo indietro, se vogliamo, ma in questo momento non posso ancora guardare al fenix 6, solo perchè voglio il SOLAR, ma per ora, il Fenix 5 risponde pienamente alle mie esigenze e considerando il progetto #inviaggioversoisogni , direi che è ancora tanta roba.

 

Maurizio S.
Testa, Cuore, Pancia e Gambe

Testa, Cuore, Pancia e Gambe

Nella mia attività professionale di Pedagogista, che sia rivolta a sportivi che vogliono migliorare le loro prestazioni o che sia rivolto a persone che vogliono intraprendere un viaggio verso il benessere, cerco di trasmettere che solo mettendo in equilibrio queste quattro “entità” si può raggiungere, quello che descrivo con una semplicissima parola, il benessere completo.

L’equilibrio è movimento, quindi non aspettatevi di restare fermi ad aspettare che esso vi raggiunga. Dovete essere voi ad andargli, o corrergli, incontro.
I quattro elementi

Pensando agli elementi comuni a tutte le cosmogonie, ovvero Terra, Fuoco, Acqua e Aria, potremmo inizialmente indicarli in questo ordine. Grazie all’atleta Matteo Firmo, che si sta allenando con me.

Già perché la terra è concreta, pragmatica, quasi razionale, appunto. 

 

Il cuore invece si infiamma, arde e brucia come il Fuoco.

 

 

La pancia è travolgente: l’istinto primordiale è come l’acqua che non si ferma davanti a nulla devastando ciò che incontra;
ed infine le gambe, che sono sinonimo del corpo, sono l’aria, un corpo che è dentro l’aria in tutto e per tutto.
Ma cosa vogliono dire questi elementi e soprattutto perché il benessere si raggiunge quando si è raggiunto il loro equilibrio?

Perché per quanto sia vero che scendere a compromessi spesso non ci rende felici, è pur vero che non posso dimenticarmi di prendere in considerazione, di condividere di comprendere la scelta che ciascun elemento farebbe.

Ciascuno di noi ha una predilezione verso l’uno o l’altra e ciò non si può negare, e nemmeno rinnegare ma il problema sta se ‘nascondiamo’ o ‘non ascoltiamo’ ciò che una parte di noi vorrebbe o cerca di dirci condizionando le nostre scelte.

Comfort Zone

Il processo è lento, a volte doloroso ma si sa, se non si esce dalla comfort zone non produrremo mai un miglioramento e uscire dal porto sicuro ci permette di scoprire nuovi orizzonti. Basta saper dove andare o essere guidati (per un breve periodo).

Intanto i chilometri passano e il dislivello pure.

Intanto i chilometri passano e il dislivello pure.

Matteo cambia opinione e proviamo a capire il perché: Aria, fuoco, terra e acqua è il nuovo ordine assegnato.

La testa può viaggiare, è quella che ci porta lontano, è quella che è in grado di spingerci oltre nonostante tutto.

Il cuore resta invariato, ma su questo credo sia facile essere concordi.

Cambia però la definizione della pancia e delle gambe, assegnando la terra e l’acqua.

Beh se dovessimo appellarci a Mauro Corona, probabilmente ci confermerebbe che la terra è un elemento difficile da conoscere veramente nel suo profondo. Famosa la sua definizione piuttosto negativa nei confronti degli psicologi e dei geologi.

Ed infine le gambe che diventano acqua, forse condizionati dai chilometri, ma Matteo ha dato una sua spiegazione.

Qual è quella reale?

Non penso che vi sia un paragone unico e Vero e credo che qualsiasi elemento possa assumenre diverse caratteristiche o meglio possiamo mettere in risalto alcune caratteristiche di ciascun elemento.

Io rimango legato alla prima definizione.

D’altronde si sa, i chilometri stancano e segnano e nel bene e nel male condizionano la nostra percezione, talvolta la approfondisce.

Ed è proprio per quest’ultimo passaggio che ho scelto di usare il bosco come ufficio. L’andatura della camminata, soprattutto in salita permette forzatamente alla persona di soffermarsi, per riprendere fiato, prima di parlare ed in quell’istante è costretto a riflettere. Il bosco permette al cervello di ‘distendersi’ di rallentare.

E se questi due elementi non sono sufficienti o non vi convincono, venite a provare …

 

Maurizio Seneci
Abbiamo bisogno di favole

Abbiamo bisogno di favole

Andrà tutto bene..

Questo è quello che ci si è augurati in queste settimane, settimane di dolore. È un chiaro augurio, una frase di conforto, ma che nasconde un’immensa paura che ha l’uomo di oggi. 

C’è chi si è nascosto dietro a dei numeri, dei calcoli inumani per cercare di dare un altro volto a ciò che stava succedendo. La necessità di raccontarsi che, la situazione, non è così catastrofica come si voleva trasmettere.

Chi si è detto che andrà tutto bene, quasi a prescindere perché, di fatto, i più forti ce la fanno.

No, non andrà tutto bene.

Forse l’uomo ha bisogno di sentirsi sicuro, ha bisogno di allontanare ciò che non conosce e che, quindi, lo spaventa. Ha bisogno di allontanare ciò che più teme: la fine della vita.

Ma in questo periodo “NON andrà tutto bene” perché qualcuno muore anche se tutti i giorni muore qualcuno e quel qualcuno può avere pochi mesi o essere ultracentenario.

NON andrà tutto bene perché si è visto collassare un sistema. NON andrà tutto bene perché non si è potuto accompagnare nell’ultimo viaggio chi ci ha lasciato e quel viaggio serve più a chi resta. Non raccontiamocela. NON andrà tutto bene perché ha scatenato e risvegliato la continua necessità, di molti umani, di dimostrare di essere meglio degli altri.

Andrà come deve andare e sta a noi fare in modo che ANDRÀ MEGLIO

C’è solo un modo per far sì che ciò accada.

Dovremo ritornare ad esser capaci di vivere, bene, nell’incertezza. L’uomo ha le potenzialità per farlo ma per riuscirci deve accettarne la situazione, la condizione.

Non serve fingere che andrà tutto bene, perché non abbiamo bisogno di favole, non ci aiuta raccontare una favola senza tristezza, ma è fondamentale diffondere una favola nella quale si sappia raccontare di come l’uomo sia stato in grado di prendere per mano le proprie paure, i propri dolori e sia andato avanti facendo del proprio meglio.

Maurizio S.

Sono Felice… cit.

Sono Felice… cit.

È assurdo ma sono super concentrato sul lavoro, disegno tantissimo e tutti i giorni, sento regolarmente i clienti e sto pensando “concretamente” come aumentare le vendite online. La preoccupazione per il futuro è tanta, I clienti sono impauriti, non stanno pagando e hanno annullato degli ordini (giustamente) ma sono positivo, al punto che per quello che sto sviluppando avrei bisogno di stare a casa fino a maggio e non il “teorico” 13 aprile. Mi alleno tutti i giorni, faccio giardinaggio e sto con la mia famiglia. Sono felice e le mie donne sono serene. Le ragazze fanno scuola tutti i giorni e interagiscono con gli amici in chat. Io e mia moglie tutte le sere ci prepariamo un bell’aperitivo e… Viva la vita. Certo! Ci sono meno momenti intimi[1] perché le ragazze non vanno mai a dormire ma si aggira l’ostacolo prolungando la doccia.  Sono felice! ?

[1] l’originale era un po’ più colorito

C.R.

È da questo bellissimo messaggio che mi rendo conto di avere tra gli amici persone resilienti e questo mi rende felice. Sì, perché spesso si confonde la resistenza con la resilienza, il dover fare ad ogni costo ciò che si pensa sia giusto secondo gli obiettivi iniziali.

 

Obiettivi iniziali 

Quando si individuano degli obiettivi è necessario mettere in campo tutte le proprie forze per raggiungerli. Già, ma fino a che punto?

Sono gli obiettivi che ci portano lontano, ma è necessario essere in grado di rivalutarli in base alla situazione, a ciò che ci accade personalmente e a ciò che accade attorno.

Gli eventi e le circostanze impongono di ricalibrare costantemente gli obiettivi.

Può essere un infortunio o, più semplicemente, un impegno famigliare o un’emergenza. Ed è proprio la situazione mutevole che permette a chi ha allenato la resilienza, a chi ha sviluppato la capacità di reagire, di sfruttare la situazione e non di esserne travolto.

Resilienza deriva dalla parola RESALIO.

“Resilienza: L’arte di risalire sulla barca rovesciata. Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirvi sopra e senza perdere mai la speranza continuano a lottare contro le avversità.” (cit. Pietro Trabucchi)

Allenamento e resilienza 

Certo non è facile. Reclusi tra quattro mura, chi è più fortunato ha un giardino o un lungo corridoio risulta difficile pensare e riprogrammare una nuova tipologia di allenamento.

Ristrutturare nella propria mente un nuovo allenamento non è semplice, soprattutto per chi è abituato a scorrazzare tra i sentieri delle amate montagne ma anche lungo gli argini dei fiumi o tra le mura della propria città. Ma la corsa non è solo corsa. 

Mi fa piacere leggere sui blog di alcuni runner che stimo, come ad esempio Stefano Ruzza, che, di fronte alla situazione, non hanno cominciato a lagnarsi o inveire contro la situazione stessa ma a costruire valide e solide alternative. 

Corsa non è solo corsa

Ho spesso detto che chi inizia a correre, spesso, lo fa perché sta scappando o inseguendo qualcosa/qualcuno e solo facendo i conti con questa realtà.

In questo periodo, quindi è forse utile dedicare più tempo a “tutto il resto” che può essere l’allenamento funzionale, lo sviluppo di esercizi che possano migliorare la nostra performance e soprattutto tutto quello che rende piacevole la nostra esistenza: famiglia, affetti, hobbies e…

…sano divertimento.

Maurizio S.

Corsa, Allenamento e Frustrazione

Corsa, Allenamento e Frustrazione

Testa, Cuore, Pancia e Gambe

Quando cerco di spiegare che per raggiungere il benessere bisogna riuscire a bilanciare queste quattro sfere, esprimo il cuore del mio Metodo di Lavoro.

In questi giorni il nostro pianeta è stato “invaso” da un virus che si diffonde ad una velocità che metterebbe in difficioltà anche Kipchoge e risulta necessario mettere in atto molte precauzioni.

Ritengo che si stia facendo tanto per contrastare questo virus, soprattutto in campo sanitario, ma penso anche che si possa fare uno sforzo ulteriore.

Correre Si, Correre No

Dal mio punto di vista ho sconsigliato vivamente ai miei atleti di fare attività fisica esterna.

Sui social si possono osservare le varie discussioni tra chi sostiene che, in questo momento, NON E’ NECESSARIO uscire a fare attività fisica e chi, invece, sostiene che E’ UNA BUONA PRATICA per stare meglio e quindi combattere il virus.

Di fatto la Normativa, fino a venerdì scorso, prevedeva la possibilità di svolgere attività fisica rispettando alcune condizioni ma allo stesso tempo invitava le persone ad uscire e muoversi solo per comprovata necessità.

Quindi?

Credo sia importante fare un approfondimento. Per quanto sia vero che la normativa permetta di svolgere attività fisica, ritengo importante riconoscere che “correre è una situazione a rischio”.

Vero è che si può far male anche in casa (e l’esperienza personale insegna, fidatevi), ma non arrampichiamoci sui vetri e riconosciamolo.

Vale la pena protrarre delle situazioni a rischio?

Risponderei a questi interrogativi rigirando la domanda:

non si riesce proprio a fermare la propria attività fisica per 10 o 20 giorni?

Eccoci al senso del titolo.

Corsa, allenamento e frustrazione. Cos’è la frustrazione?

E’ il mancato appagamento o soddisfacimento e in psicologia è uno stato psichico di profonda depressione o di sconfitta, che insorge di fronte a difficoltà sentite come insormontabili.

E’ piuttosto noto che è nella frustrazione che si cresce, si evolve, ma ciò avviene solo quando si riesce a gestirla.

L’aragosta può insegnarcelo, leggi l’articolo QUI.

Con Jennifer Isella si è arrivati a parlare anche di dipendenza ma penso sia ‘semplicemente’ incapacità di gestire la frustrazione. E ciò mi sorprende molto.

 

Cosa allenate quando correte?

Ritengo che la corsa, nello specifico la corsa in montagna e in natura, siano un ottimo strumento per allenare la testa. Fatica, ostacoli e determinazione sono costantemente messi in campo. Tabelle, intemperie e STOP dovrebbero essere all’ordine del giorno. E allora perchè questa difficoltà?

Vediamo quali potrebbero essere i motivi di questa difficoltà.

In un post mi sono anche chiesto quale è l’obiettivo degli allenamenti svolti:

allenare solo le gambe o anche la testa?

Evidentemente è un grosso ostacolo da superare.

Evidentemente è un traguardo ancora da raggiungere.

Uno sforzo dettato da un atto di prudenza eccessiva per diminuire le situazioni di rischio.

Eccessiva prudenza. Lo riconosco ma è uno sforzo così alto? Dal mio punto di vista è un piccolo sforzo per un grande motivo. La collettività. Il mondo del Trail è fondato sulla coesione e sulla condivisione, tuttavia in questa situazione questi valori sono venuti un po’ meno.

Tutto questo può essere allenante?

SI. perchè oggi è il CORONAVIRUS, domani è uno strappo e dopodomani potrebbe essere uno stiramento. Se davvero non riuscite a rinunciare per un breve periodo ad un po’ di attività fisica, potrebbe essere utile lavorare e quindi allenarsi per migliorare il proprio approccio all’attività e le proprie prestazioni.  Forse quell’equilibrio di cui si parlava sopra è un traguardo ancora da raggiungere.

Saper ristrutturare gli allenamenti, fare dell’attività alternativa può essere molto utile. Certo non altrettanto bella, ma sicuramente funzionale.

A voi la scelta, quella di seguire alla lettera una normativa (che molto spesso denigrate) oppure fare uno sforzo in più, per il vostro allenamento e per gli altri.

Maurizio S.

MTN Racer, Anima Infernale

MTN Racer, Anima Infernale

MTN Racer, una Ferrari che sa essere un Pandino 4×4.

Una definizione che potrebbe svelare nell’immediato le caratteristiche di questa scarpa che è in grado di adattarsi alle vostre esigenze. Discorrendo con un amico spiegavo come queste scarpe riescono a gestire serenamente un’andatura medio lenta, ma danno il meglio di sé se portate al limite. Testate sui terreni tecnici del San Fermo Trail hanno saputo gestire una discesa a cannone e laddove la tecnica di corsa non arrivava (grazie alla stanchezza) ci pensavano loro a restare incollate al terreno.

Su quest’ultima frase ci torneremo in un prossimo articolo, che sarà raggiungibile a breve QUI.

Proviamo ad approfondire ciò che ho scritto.

Caratteristiche Tecniche

La nuovissima Mountain Racer ha un’altezza di 30×25 mm. Otteniamo, quindi, un drop di 5mm che risulta essere uno dei più alti per la casa TopoAthletic. Il plantare Ortholite antimicrobico da 5 mm resistente alla compressione aumenta il comfort della scarpa.

Altezza da terra: 30 mm

Differenziale tacco / punta: 5 mm

Peso: 264 g

Ammortizzazione: alta

Supporto: Piuttosto stabile

Pieghevolezza: abbastanza rigida

Suola

Il design esclusivo della suola Vibram MegaGrip garantisce una trazione ottimale su qualsiasi superficie. Se già la mescola garantisce un’ottima tenuta, il disegno con ampi spazi tra i “tasselli” permette di aggrapparsi a qualsiasi tipo di terreno.

Sperimentata, oltre che al San Fermo Trail, in altre situazioni in cui il terreno presentava rocce bagnate. Serenità e precisione hanno accompagnato ogni mio passo. Con queste scarpe potete scegliere: godervi il panorama a ritmi blandi e non vi deluderanno, oppure scatenare la loro anima infernale.

 In questo secondo caso non potrete deconcentrarvi, richiedono precisione e reattività, ma solo perché raggiungerete i vostri limiti senza metter mai la scarpa in fallo. Un po’ come una Ferrari in pista, lei sa fare il suo lavoro, ma voi dovete gestirla al meglio.

Intersuola

Con una densità leggermente maggiore rispetto a Ultraventure, l’intersuola in EVA iniettata in 3 pezzi è studiata per il trail racing e lo speed-hiking.

Questa struttura vi permette di affrontare anche ultra trail che, a mio avviso, possono arrivare fino a 80-100 km in base all’allenamento che i vostri adorati piedi hanno.

Io ho percorso i 90 km dell’Adamello Ultra Trail e solo nella discesa finale, su pietroni radici e terra cominciavo ad accusare leggeri fastidi alla pianta del piede.

Tomaia e Calzata

La tomaia in mesh rip-stop leggera con rivestimento stampato offre una vestibilità sicura; porte di drenaggio mediale e laterale garantiscono il rilascio dell’acqua e la rapida asciugatura.

Anche qui la protezione è elevata ed i vostri piedi non accuseranno scontri con piccoli sassi e radici. Se poi avete la necessità di fare un bel guado, beh, la rapidità non è quella delle Terraventure2, ma non è fastidioso avere il piede bagnato all’interno di questa scarpa.

L’avampiede è comodo come qualsiasi altro modello Topo e, mi piace ricordarlo, vi costringe a modificare il vostro atterraggio e ad aumentare la consapevolezza del terreno che state calpestando.

Pregi e Difetti

Ho detto che è una scarpa da corsa, ma sa anche accompagnarvi nella più blanda passeggiata.

Ammetto, però che, se non tirate fuori l’anima infernale, ne godrete solo a metà.

 

Maurizio S.

Terraventure 2

Terraventure 2

Finalmente l’occhio

                             ha ottenuto la sua parte.

Se avete provato il modello precedente avrete avuto una piacevole percezione di come mordesse il terreno e di come poteva macinare innumerevoli chilometri cullando il vostro piede. Ma, onestamente, l’occhio non risultava appagato. Si sa, per quanto siamo uomini e donne che inneggiamo alla natura, quando scegliamo delle scarpe vogliamo che siano ‘anche’ belle.

E facciamo bene. immaginate la situazione in cui, dopo un lungo trail da qualche decina di chilometri nel fango e nella terra, arrivate al traguardo più sporchi di Peppa Pig dopo aver giocato nel fango e loro, queste meravigliose scarpe, troneggiano con i loro colori.

 Comodità, Reattività, Precisione e Grip.

La comodità è d’obbligo, ma non bisogna permettere che vengano meno reattività, precisione e soprattutto Grip.

Questo è quanto richiediamo ad un paio di scarpe da trail.

E mi pare sevdro ma giusto!

Il modello precedente presentava già questa caratteristica ma la sensazione  che restituiva poteva essere migliorata.

Così e stato: un’intersuola in EVA iniettata a due densità con un drop di 3mm rende questa scarpa agile su qualsiasi tipo di terreno, molto sensibile e aggiungendo un pizzico di stabilità.

Il vibram la rende una scarpa da fango, o da neve e va alla grande su un qualsiasi tipo di terreno asciutto, garantito!

La forma della gomma, la tacchettatura, le permette di mordere il terreno anche più viscido ed il vibram fa il resto, per quel che può lui.

Come sempre, quando c’è troppa neve o fango, i ramponcini la fanno da padrone.

La struttura dell’interno della scarpa e la nuova soletta introdotta da TopoAthletic fanno la differenza.

“Powered by Ortholite in high rebound foam” è quanto scritto sulla soletta di 5 mm e garantiscono un’ottima comodità.

Tomaia

La tomaia è protetta da alcuni layer sintetici pur risultano molto traspirante e drenante ed il rivestimento protettivo posto in punta è molto funzionale su terreni sassosi.

Sperimentate durante i 72 km con 4400mt di D+ de “le porte di pietra” senza calze in mezzo a fango e tempesta. Direi che non avere nemmeno un segnetto sui miei piedini da fata sono un ottimo riscontro.

Il contrafforte tallonare è molto flessibile pur presentando una piccola conchiglia che le fornisce un po’ di struttura.

La Corsa 

Il drop limitato la rende perfettamente idonea alla corsa naturale, ma di fatto concede la possibilità della rullata. Potrebbe, quindi, essere ideale se state affrontando una transizione ma anche se decidete di non continuare a correre con la vostra tecnica. 

 

Onestamente, quest’ultima non è una strada che consiglio, ma non per le scarpe, ma per ciò che la corsa naturale può concedervi.

L’intersuola

L’intersuola della Terraventure2 è molto reattiva e quindi adatta anche a terreni tecnici grazie ai due tipi di gomma che la costituiscono. Una placca anti intrusione, flessibile e robusta, protegge il vostro piede da un fondo troppo tortuoso ma permette anche un sostegno alla nostra spinta.

Le caratteristiche tecniche

PESO: 306 g (taglia 9 M) – 232 g (taglia 7 W)

DROP: 3 mm

ALTEZZA DA TERRA: 25 mm X 22 mm

PREZZO CONSIGLIATO: € 160

Pregi e Difetti

Pregi, ne ho descritti fin troppi ma come si sa, nessuno è perfetto ed ecco un difetto particolarmente significativo di questo modello.

La struttura della retina risulta molto fragile e. considerando che sono scarpe da Trail, non si usano di certo sul lungo mare e, sassi, rami, pietre e radici rischiano di ridurre le vostre Terraventure2 ad una groviera.

Onestamente non mi influenza più di tanto, ma non è sicuramente piacevole che durante la corsa entrino sabbia e sassolini che infastidiscono la vostra pianta del piede. La traspirazione che questa scarpa permette non vale la fragilità di questa tomaia. Sicuramente un punto debole da sistemare.

Nel frattempo continuo ad usarle e le vedremo all’opera durante la 24h del Monte Prealba Trail organizzata dal Bione Trail Team

Maurizio S.