Tecniche di Corsa e Tabelle di Allenamento

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Maurizio S.
“Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara”

cit. Dalai Lama

 

P R E Z Z I

 

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MT2 Topo Athletic, leggere, durature e difetti da trovare

MT2 Topo Athletic, leggere, durature e difetti da trovare

MT2 Topo Athletic, leggere, durature e ci sono ancora un po’ di difetti da scovare

Da qualche anno possiamo vedere on line ed ai piedi di alcuni Runners delle scarpe ‘strane’ e accattivanti: Topo Athletic.

Uno dei modelli che questo marchio ha presentato in Italia e che ho potuto sperimentare è il modello MT2.

Topo Athletic è nato dalla mano di Tony Post, ex direttore esecutivo di Vibram, e proprio dal suo nome deriva il marchio di queste scarpe: TOPO (TOny POst). La filosofia applicata alle calzature prevede una corsa vicina al Natural Running con scarpe adatte alla transizione.

Sia su Asfalto che in modalità Trail Running, le Topoathletic permettono ai runner di ottenere un’impronta quanto più naturale possibile e di evitare qualsiasi tipo di correzione, come il controllo della pronazione. Topo Athletic MT2 ha una forma abbastanza ampia e ha solo un differenziale di 3 mm.

Topoatheltic si affaccia su un mercato specifico, con l’intento di accompagnare i runner nel loro percorso per migliorare la tecnica di corsa. Un’evoluzione continua, che, probabilmente, obbligherà il marchio a continue sperimentazioni.

 

Primi Chilometri..

Prima di infilare le scarpe ai piedi, le ho osservate e girate tra le mani e posso raccontarvi l’impressione iniziale che ho avuto osservando queste scarpe da vicino: risultano immediatamente robuste e forti, ma al tempo stesso leggere. Infatti, le scarpe pesano solo 252 g, rispetto allo standard possiamo definirlo molto basso per questo numero, cosa li rende in scarpe di più leggero che possiamo trovare sul mercato. Testando la flessibilità con le mani ho potuto scoprire scoprire e testare una scarpa flessibile e confortevole che seguirà perfettamente i movimenti del piede anche dopo innumerevoli chilometri.

Quest’ultima potesi andrà ulteriormente verificata.

La forma che queste scarpe presentano è classica del mondo Natural Running, e prevede una pianta larga nella parte anteriore della scarpa, dando la possibilità al piede ed alle dita di seguire il naturale movimento soprattutto durante la fase di atterraggio, quando il piede si ‘spalma’ su tutta la sua superficie per distribuire i movimenti ed il peso corporeo.

Già dai primi passi e dalle prime corse posso godere con stupore del comfort che si nota nella zona metatarsale. Penso che sia fondamentale, però, vedere quanto mantengano queste prestazioni dopo decine di chilometri e su terreni sconnessi e tecnici.

Intersuola

L’intersuola delle Topo Athletic MT2 presenta un’altezza di 23 mm nella zona del tallone e 20 mm nell’area dell’avanpiede, rendendo il differenziale di soli 3 mm, una differenza che si avvicina molto alla filosofia minimalista con il tentativo di ottenere un’impronta naturale.

Ricordo che tale differenziale influenza necessariamente la tecnica di corsa portando il runner ad impegnare maggiormente l’avanpiede piuttosto che il tallone e che invita ad una postura in corsa più eretta ed un passo più efficiente.

La parte superiore è costruita con un tessuto abbastanza sottile, ha una certa elasticità ed è molto traspirante. Le protezioni della punta oltre a proteggerci da colpi accidentali con pietre, rocce e sporgenze che possiamo trovare lungo il tracciato, danno forma al tessuto della parte superiore insieme a sezioni termoindurenti che troviamo in diversi punti della scarpa. La funzione di questi termoindurenti è quella di fornire una migliore presa e solidità e allo stesso tempo proteggere i nostri piedi.

Chiusura e Parte superiore

La chiusura presenta qualche difficoltà a trovare la pressione ‘perfetta’, ma una volta trovata, potrete essere certi del loro mantenimento anche dopo notevoli chilometri sui terreni più accidentati.

L’area del tallone ha una struttura semirigida che esercita un sostegno significativo e adeguato in tutta la zona aumentando la presa e fornendo un sicuro appoggio nelle discese più esigenti.

La linguetta è cucita sui lati per impedire che piccole pietre o pezzi di cespugli entrino mentre corriamo. Posso confermarlo in quanto durante tutte le uscite non ho mai avuto problemi di questo genere. Potrebbe essere utile migliorare il sistema di bloccaggio delle stringhe, in quanto quello esistente (un anello che si trova a metà linguetta) risulta stretto scomodo, anche se abbastanza efficiente.

Come abbiamo già detto, Topo Athletic sposa una filosofia minimalista nello sviluppo della sua calzatura, quindi non troviamo alcun sistema di pronazione, controllo di stabilità o sistema di protezione del piede applicato alle MT2. Sono certo che non ve ne sia bisogno, perché diminuirebbe la buona adattabilità al terreno ed aumenterebbe notevolmente il peso. In questo modo il contatto è più diretto, migliora il modo di eseguire la tecnica e ci dà più fiducia nel calcolare dove stiamo andando a passo poiché scegliamo il miglior punto di sostegno.

Finiture

Le finiture della Topo Athletic MT2 sono di alta qualità. Tutti i termosaldati sono perfettamente aderenti al tessuto e difficilmente si trovano cuciture che possono causare fastidiosi sfregamenti.

Le protezioni delle dita hanno la necessaria rigidità che ci protegge le punte delle dita: più volte ho avuto un incontro ravvicinato con pietre piuttosto grosse durante le discese a tutta velocità su sentieri tecnici. Le protezioni del tallone sono più che sufficienti e la sua struttura semi rigida protegge dagli impatti e fornisce un buon supporto.

Le MT2 sono costruite con un tessuto molto traspirante che consentono di essere utilizzate anche in giornate molto calde evitando la sudorazione eccessiva.

Le scarpe non presentano nessuna protezione rispetto all’impermeabilizzazione, quindi, le MT2 lasciano che l’acqua entri facilmente su terreni bagnati o durante le giornate di pioggia. La termoregolazione del piede, però permetterà al piede di non soffrire particolarmente il freddo.

 

Suola

La suola delle MT2 funziona bene. Il disegno è pensato con grande ingegnosità: i tacchetti della zona anteriore sono abbastanza prominenti e sono disposti in modo da favorire l’avanzamento. Sul tallone, invece, troviamo un disegno che può essere utile in discesa, gestendo il rallentamento e una buona tenuta.

Una suola, quindi, che permette un grip multidirezionale su diverse tipologie di terreno. Ma la progettazione della suola delle MT2 permette una buona flessione grazie alle linee trasversali in tutta l’area frontale. Questo permette che la flessione avvenga facilmente, senza forzare troppo. Troviamo anche linee longitudinali che favoriscono l’adattabilità al terreno in modo da non perdere trazione o presa. Un disegno che, su sentieri bagnati e tecnici hanno funzionato alla grande.
Su terreni che presentano sporcizia, erba e fango, la trazione e la presa sono stati molto buoni. In condizioni di pioggia, il fango tende ad accumularsi sotto la suola, ma la dispersione è relativamente rapida, permettendo di non accentuare troppo l’accumulo mantenendo leggerezza e una corsa confortevole.

Durata

Ho corso poco più di 200 km con le MT2, su strada o sentiero, terreno tecnico o pavimentato. Praticamente in tutte le condizioni possibili hanno saputo mantenere un buon confort e precisione.

L’usura della suola sembra buona. E’ chiaro che tale parametro è molto soggettivo: dipende dalla tecnica, dalla leggerezza della corsa e dalla tipologia dei terreni, ma, riparametrato alle scarpe che ho indossato negli ultimi 4 anni, posso dire che è nella media.

Se ti attira il mondo della corsa naturale, del minimalismo o semplicemente vuoi approfondire la tecnica di corsa, dovrai prestare particolare attenzione al Topo Athletic MT2.
Perché?
Perché possono essere una risposta alle tue esigenze.
semplici, robuste, leggere e ottime per godere di una corsa più naturale.

La sua forma larga facilita un atterraggio più naturale, i suoi bassi profili e il differenziale di soli 3 mm permettono un contatto più diretto con il suolo e il nostro passo adotta una posizione più naturale ed efficace. E’ necessario accompagnare con una buona tecnica e un lavoro funzionale.

 

pro:

– molto leggero;

– ampia scoperta che consente la libertà di movimento;

– buon sostegno;

– buona traspirazione;

– buona presa a secco;

– buona flessibilità.

 

Contro:

– non è semplice trovare la giusta regolazione delle stringhe;

– voglio/devo ancora trovarne altri.

 

Maurizio S.

 

Se hai domande..

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STOP, quando ti fermi ti stai allenando.

STOP, quando ti fermi ti stai allenando.

STOP, quando ti fermi ti stai allenando, sembra una presa in giro, ma non è così.

Relax, forzato o voluto: tanti Benefici. Clicca sull’immagine per scoprire un altro caso di STOP

Stiamo parlando di un Stop che sopraggiunge alla fine di un lungo periodo di allenamento. E’ così utile inserire un periodo di recupero? quanto ci influenza questo periodo? qual’è il periodo migliore e quanto deve essere lungo?

Una scelta che dovrebbe essere pensata, programmata e studiata, ma talvolta è forzata. Indipendentemente dalla forza interna o esterna che governa questa pausa, proviamo a scavare e rispondere alla domande poste.

E’ così utile inserire un periodo di recupero?

“SI”, è vivamente consigliato, ma potrebbe essere utile capire cosa succede.

E’ importante, ai fini dell’analisi, definire il tipo di di allenamento in questione.

Stiamo parlando di un allenamento particolarmente lungo, in cui il nostro organismo si modifica e, si spera, si evolve: diventiamo più resistenti e più, ma anche più determinati e resilienti. Uno di questi casi è la stagione sportiva.
Questo cambiamento, però, è solo una delle due facce della medaglia. Infatti, ad un allenamento lungo  consegue anche, inevitabilmente, una serie di particolarità non proprio positive per il nostro corpo e la nostra mente.

Difficilmente consideriamo che mantenere e seguire le regole che l’allenamento impone, gli orari decisi e precisi dedicati all’allenamento, il tempo e la qualità dedicata al cibo e al sonno, fa si che la nostra testa lavori incessantemente e alla fine di una stagione intera ha tutto il diritto di raggiungere quello che potremmo definire un affaticamento psicologico.

Abbiamo, inoltre, in seguito al dispendioso consumo di energie un abbassamento delle scorte di Ferro, Magnesio, ma anche di Glucosio e Glicogeno, soprattutto se ci stiamo allenando per le discipline di endurance.

Eccoci qui, scritto tutto questo, pur non entrando nello specifico è abbastanza evidente che uno stop sia più che meritato, se non necessario per poter riprendere a pieno regime la stagione con nuovi obiettivi più o meno ambiziosi.

La conquista della P.ta Almana

Quanto ci influenza questo periodo?

Provando a rispondere alla seconda domanda mi viene subito da pensare, osservando l’esperienza dei miei atleti che, come tante altre caratteristiche, il riposo venga considerato con criteri molto personali. se però cerchiamo di definire e dare un significato comune di STOP, che si intende proprio “FERMATI E NON TI MUOVERE”, posso osservare come tale periodo sia vissuto come momento gratificante ed atteso in quegli atleti di un certo livello che, stimolati dagli obiettivi e dai piazzamenti raggiunti, mentre è vissuto come periodo i cui avverrà un calo drastico delle prestazioni e che, quindi viene vissuto con ansia.
Non è così anzi, è l’esatto contrario.

Qual’è il periodo migliore e quanto deve essere lungo?

Se pensiamo alla stagione intera in cui abbiamo sforzato per raggiungere determinati obiettivi, abbiamo preparato con assiduità una competizione in cui il nostro sforzo è stato significativo potremmo ipotizzare che possa essere considerato un tempo tra gli 8 e i 20 giorni ed è, come già detto nell’articolo, il momento di transizione tra una stagione e l’altra, o tra un macro obiettivo e l’altro.

E’ un momento allenante e vale la pena sfruttarla per far si che sia fruttuosa. dedicarsi a sé stessi, sia fisicamente che mentalmente, rilassarsi, scaricare la tensione muscolare e mentale attraverso esercizi o momenti di relax.

 

Buon riposo, quindi..

 

.. anzi buon allenamento, indipendentemente dallo sforzo!

 

Maurizio S.

Correre è semplice, ma non è solo una banale corsa.

Correre è semplice, ma non è solo una banale corsa.

Correre è semplice, ma…

Correre è lo spazio aperto
dove vanno a giocare i pensieri.
-Mark Rowlands-

 

Correre è semplice, ma non sempre il movimento si manifesta solo con una semplice e banale corsa: cosa facciamo, quindi, mentre corriamo? per quale motivo corriamo?

Sono fermamente convinto che, se corriamo, lo stiamo facendo per fuggire da qualcosa o qualcuno, per inseguire qualcosa o qualcuno, e finalmente dopo un po’ di tempo corriamo in perfetto equilibrio. Lo facciamo per NOI Stessi. La corsa è, spesso, una ricerca di equilibrio e l’equilibrio è movimento.

Quando mettiamo in moto questo splendido gesto atletico, lo possiamo fare a quattro livelli:

  1. Possiamo correre ascoltando la musica.

    Una corsa rilassante che non ci fa pensare a nulla. Svuotando la mente a tal punto da non sentire fatica e tensione. Può essere una lunga corsa lenta rilassante o una corsa esplosiva. La prima con musica movimentata, e correndo per un’oretta abbondante, la seconda (che io preferisco) con musica rock e bpm al massimo. Dopo un leggero riscaldamento, 5km a fuoco per 18’ – 21’. Seguono, ovviamente, 5’ di defaticamento. In questi casi, si rientra a casa più leggeri, quasi svuotati metaforicamente dai problemi. Non li abbiamo risolti, ma, forse, siamo riusciti a distanziare le preoccupazioni che ci attanagliavano. Questo ci permettere di affrontare il problema con più distensione e senso critico. È una corsa che va fatta su un terreno liscio e consistente per riuscire a percepire dove mettere i piedi dopo uno sguardo veloce e fulmineo.

 

  1. Possiamo scegliere di correre ascoltando il nostro corpo.

    Ascoltando soprattutto la parte fisica: come si comportano le gambe, che sensazioni mi rimanda il cuore. È una corsa che ci aiuta a riscoprire il nostro corpo in tutte le sue parti, ci aiuta a comprenderne il comportamento quando chiediamo loro uno sforzo significativo e continuo. Parlo di uno sforzo richiesto per percorrere una distanza come quella della mezza o, addirittura della maratona. Ascoltare il proprio corpo è necessario per monitorarlo e mantenerlo in un buon stato di salute. Percepire i segnali, riconoscerli e capire quando è il momento di affondare un allungo vincente o rallentare e proseguire in velocità da crociera.

 

  1. Possiamo correre stando attenti al tracciato.

    Scegliendo un percorso tecnico e impegnativo, tutte le nostre percezioni saranno concentrate per far sì che i nostri piedi siano posizionati correttamente. La propriocezione è al massimo. Anche quest’ultima va allenata e sfruttata. Ci permette di evitare posizionamenti infami che guasterebbero le nostre uscite con rovinose storte o addirittura cadute. È una corsa molto impegnativa dal punto di vista mentale, ma che, comunque, ci tiene lontano dalle noie e paranoie della nostra vita.

 

  1. Possiamo correre viaggiando.

    Non solo con le gambe e percorrendo chilometri e chilometri di strada, ma addentrandoci nei meandri più reconditi della nostra mente. Analizzando minuto per minuto ciò che ci è successo. Spulciando le difficoltà incontrate, i problemi da risolvere affrontandoli da un’altra prospettiva: la prospettiva della fatica che stiamo facendo e che, proprio perché abituati a fare fatica, ci spaventa meno ciò che dovremo affrontare. Spesso si rientra con una soluzione che può anche funzionare, o forse con la consapevolezza che talvolta è necessario convivere con alcune difficoltà.

 

E Tu, quando corri, come corri? Scappi, insegui o sfrutti la corsa per la ricerca continua di un equilibrio in movimento?

 

Maurizio S.