Abbiamo bisogno di favole

Abbiamo bisogno di favole

Andrà tutto bene..

Questo è quello che ci si è augurati in queste settimane, settimane di dolore. È un chiaro augurio, una frase di conforto, ma che nasconde un’immensa paura che ha l’uomo di oggi. 

C’è chi si è nascosto dietro a dei numeri, dei calcoli inumani per cercare di dare un altro volto a ciò che stava succedendo. La necessità di raccontarsi che, la situazione, non è così catastrofica come si voleva trasmettere.

Chi si è detto che andrà tutto bene, quasi a prescindere perché, di fatto, i più forti ce la fanno.

No, non andrà tutto bene.

Forse l’uomo ha bisogno di sentirsi sicuro, ha bisogno di allontanare ciò che non conosce e che, quindi, lo spaventa. Ha bisogno di allontanare ciò che più teme: la fine della vita.

Ma in questo periodo “NON andrà tutto bene” perché qualcuno muore anche se tutti i giorni muore qualcuno e quel qualcuno può avere pochi mesi o essere ultracentenario.

NON andrà tutto bene perché si è visto collassare un sistema. NON andrà tutto bene perché non si è potuto accompagnare nell’ultimo viaggio chi ci ha lasciato e quel viaggio serve più a chi resta. Non raccontiamocela. NON andrà tutto bene perché ha scatenato e risvegliato la continua necessità, di molti umani, di dimostrare di essere meglio degli altri.

Andrà come deve andare e sta a noi fare in modo che ANDRÀ MEGLIO

C’è solo un modo per far sì che ciò accada.

Dovremo ritornare ad esser capaci di vivere, bene, nell’incertezza. L’uomo ha le potenzialità per farlo ma per riuscirci deve accettarne la situazione, la condizione.

Non serve fingere che andrà tutto bene, perché non abbiamo bisogno di favole, non ci aiuta raccontare una favola senza tristezza, ma è fondamentale diffondere una favola nella quale si sappia raccontare di come l’uomo sia stato in grado di prendere per mano le proprie paure, i propri dolori e sia andato avanti facendo del proprio meglio.

Maurizio S.

Sono Felice… cit.

Sono Felice… cit.

È assurdo ma sono super concentrato sul lavoro, disegno tantissimo e tutti i giorni, sento regolarmente i clienti e sto pensando “concretamente” come aumentare le vendite online. La preoccupazione per il futuro è tanta, I clienti sono impauriti, non stanno pagando e hanno annullato degli ordini (giustamente) ma sono positivo, al punto che per quello che sto sviluppando avrei bisogno di stare a casa fino a maggio e non il “teorico” 13 aprile. Mi alleno tutti i giorni, faccio giardinaggio e sto con la mia famiglia. Sono felice e le mie donne sono serene. Le ragazze fanno scuola tutti i giorni e interagiscono con gli amici in chat. Io e mia moglie tutte le sere ci prepariamo un bell’aperitivo e… Viva la vita. Certo! Ci sono meno momenti intimi[1] perché le ragazze non vanno mai a dormire ma si aggira l’ostacolo prolungando la doccia.  Sono felice! 😘

[1] l’originale era un po’ più colorito

C.R.

È da questo bellissimo messaggio che mi rendo conto di avere tra gli amici persone resilienti e questo mi rende felice. Sì, perché spesso si confonde la resistenza con la resilienza, il dover fare ad ogni costo ciò che si pensa sia giusto secondo gli obiettivi iniziali.

 

Obiettivi iniziali 

Quando si individuano degli obiettivi è necessario mettere in campo tutte le proprie forze per raggiungerli. Già, ma fino a che punto?

Sono gli obiettivi che ci portano lontano, ma è necessario essere in grado di rivalutarli in base alla situazione, a ciò che ci accade personalmente e a ciò che accade attorno.

Gli eventi e le circostanze impongono di ricalibrare costantemente gli obiettivi.

Può essere un infortunio o, più semplicemente, un impegno famigliare o un’emergenza. Ed è proprio la situazione mutevole che permette a chi ha allenato la resilienza, a chi ha sviluppato la capacità di reagire, di sfruttare la situazione e non di esserne travolto.

Resilienza deriva dalla parola RESALIO.

“Resilienza: L’arte di risalire sulla barca rovesciata. Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirvi sopra e senza perdere mai la speranza continuano a lottare contro le avversità.” (cit. Pietro Trabucchi)

Allenamento e resilienza 

Certo non è facile. Reclusi tra quattro mura, chi è più fortunato ha un giardino o un lungo corridoio risulta difficile pensare e riprogrammare una nuova tipologia di allenamento.

Ristrutturare nella propria mente un nuovo allenamento non è semplice, soprattutto per chi è abituato a scorrazzare tra i sentieri delle amate montagne ma anche lungo gli argini dei fiumi o tra le mura della propria città. Ma la corsa non è solo corsa. 

Mi fa piacere leggere sui blog di alcuni runner che stimo, come ad esempio Stefano Ruzza, che, di fronte alla situazione, non hanno cominciato a lagnarsi o inveire contro la situazione stessa ma a costruire valide e solide alternative. 

Corsa non è solo corsa

Ho spesso detto che chi inizia a correre, spesso, lo fa perché sta scappando o inseguendo qualcosa/qualcuno e solo facendo i conti con questa realtà.

In questo periodo, quindi è forse utile dedicare più tempo a “tutto il resto” che può essere l’allenamento funzionale, lo sviluppo di esercizi che possano migliorare la nostra performance e soprattutto tutto quello che rende piacevole la nostra esistenza: famiglia, affetti, hobbies e…

…sano divertimento.

Maurizio S.

Corsa, Allenamento e Frustrazione

Corsa, Allenamento e Frustrazione

Testa, Cuore, Pancia e Gambe

Quando cerco di spiegare che per raggiungere il benessere bisogna riuscire a bilanciare queste quattro sfere, esprimo il cuore del mio Metodo di Lavoro.

In questi giorni il nostro pianeta è stato “invaso” da un virus che si diffonde ad una velocità che metterebbe in difficioltà anche Kipchoge e risulta necessario mettere in atto molte precauzioni.

Ritengo che si stia facendo tanto per contrastare questo virus, soprattutto in campo sanitario, ma penso anche che si possa fare uno sforzo ulteriore.

Correre Si, Correre No

Dal mio punto di vista ho sconsigliato vivamente ai miei atleti di fare attività fisica esterna.

Sui social si possono osservare le varie discussioni tra chi sostiene che, in questo momento, NON E’ NECESSARIO uscire a fare attività fisica e chi, invece, sostiene che E’ UNA BUONA PRATICA per stare meglio e quindi combattere il virus.

Di fatto la Normativa, fino a venerdì scorso, prevedeva la possibilità di svolgere attività fisica rispettando alcune condizioni ma allo stesso tempo invitava le persone ad uscire e muoversi solo per comprovata necessità.

Quindi?

Credo sia importante fare un approfondimento. Per quanto sia vero che la normativa permetta di svolgere attività fisica, ritengo importante riconoscere che “correre è una situazione a rischio”.

Vero è che si può far male anche in casa (e l’esperienza personale insegna, fidatevi), ma non arrampichiamoci sui vetri e riconosciamolo.

Vale la pena protrarre delle situazioni a rischio?

Risponderei a questi interrogativi rigirando la domanda:

non si riesce proprio a fermare la propria attività fisica per 10 o 20 giorni?

Eccoci al senso del titolo.

Corsa, allenamento e frustrazione. Cos’è la frustrazione?

E’ il mancato appagamento o soddisfacimento e in psicologia è uno stato psichico di profonda depressione o di sconfitta, che insorge di fronte a difficoltà sentite come insormontabili.

E’ piuttosto noto che è nella frustrazione che si cresce, si evolve, ma ciò avviene solo quando si riesce a gestirla.

L’aragosta può insegnarcelo, leggi l’articolo QUI.

Con Jennifer Isella si è arrivati a parlare anche di dipendenza ma penso sia ‘semplicemente’ incapacità di gestire la frustrazione. E ciò mi sorprende molto.

 

Cosa allenate quando correte?

Ritengo che la corsa, nello specifico la corsa in montagna e in natura, siano un ottimo strumento per allenare la testa. Fatica, ostacoli e determinazione sono costantemente messi in campo. Tabelle, intemperie e STOP dovrebbero essere all’ordine del giorno. E allora perchè questa difficoltà?

Vediamo quali potrebbero essere i motivi di questa difficoltà.

In un post mi sono anche chiesto quale è l’obiettivo degli allenamenti svolti:

allenare solo le gambe o anche la testa?

Evidentemente è un grosso ostacolo da superare.

Evidentemente è un traguardo ancora da raggiungere.

Uno sforzo dettato da un atto di prudenza eccessiva per diminuire le situazioni di rischio.

Eccessiva prudenza. Lo riconosco ma è uno sforzo così alto? Dal mio punto di vista è un piccolo sforzo per un grande motivo. La collettività. Il mondo del Trail è fondato sulla coesione e sulla condivisione, tuttavia in questa situazione questi valori sono venuti un po’ meno.

Tutto questo può essere allenante?

SI. perchè oggi è il CORONAVIRUS, domani è uno strappo e dopodomani potrebbe essere uno stiramento. Se davvero non riuscite a rinunciare per un breve periodo ad un po’ di attività fisica, potrebbe essere utile lavorare e quindi allenarsi per migliorare il proprio approccio all’attività e le proprie prestazioni.  Forse quell’equilibrio di cui si parlava sopra è un traguardo ancora da raggiungere.

Saper ristrutturare gli allenamenti, fare dell’attività alternativa può essere molto utile. Certo non altrettanto bella, ma sicuramente funzionale.

A voi la scelta, quella di seguire alla lettera una normativa (che molto spesso denigrate) oppure fare uno sforzo in più, per il vostro allenamento e per gli altri.

Maurizio S.

MTN Racer, Anima Infernale

MTN Racer, Anima Infernale

MTN Racer, una Ferrari che sa essere un Pandino 4×4.

Una definizione che potrebbe svelare nell’immediato le caratteristiche di questa scarpa che è in grado di adattarsi alle vostre esigenze. Discorrendo con un amico spiegavo come queste scarpe riescono a gestire serenamente un’andatura medio lenta, ma danno il meglio di sé se portate al limite. Testate sui terreni tecnici del San Fermo Trail hanno saputo gestire una discesa a cannone e laddove la tecnica di corsa non arrivava (grazie alla stanchezza) ci pensavano loro a restare incollate al terreno.

Su quest’ultima frase ci torneremo in un prossimo articolo, che sarà raggiungibile a breve QUI.

Proviamo ad approfondire ciò che ho scritto.

Caratteristiche Tecniche

La nuovissima Mountain Racer ha un’altezza di 30×25 mm. Otteniamo, quindi, un drop di 5mm che risulta essere uno dei più alti per la casa TopoAthletic. Il plantare Ortholite antimicrobico da 5 mm resistente alla compressione aumenta il comfort della scarpa.

Altezza da terra: 30 mm

Differenziale tacco / punta: 5 mm

Peso: 264 g

Ammortizzazione: alta

Supporto: Piuttosto stabile

Pieghevolezza: abbastanza rigida

Suola

Il design esclusivo della suola Vibram MegaGrip garantisce una trazione ottimale su qualsiasi superficie. Se già la mescola garantisce un’ottima tenuta, il disegno con ampi spazi tra i “tasselli” permette di aggrapparsi a qualsiasi tipo di terreno.

Sperimentata, oltre che al San Fermo Trail, in altre situazioni in cui il terreno presentava rocce bagnate. Serenità e precisione hanno accompagnato ogni mio passo. Con queste scarpe potete scegliere: godervi il panorama a ritmi blandi e non vi deluderanno, oppure scatenare la loro anima infernale.

 In questo secondo caso non potrete deconcentrarvi, richiedono precisione e reattività, ma solo perché raggiungerete i vostri limiti senza metter mai la scarpa in fallo. Un po’ come una Ferrari in pista, lei sa fare il suo lavoro, ma voi dovete gestirla al meglio.

Intersuola

Con una densità leggermente maggiore rispetto a Ultraventure, l’intersuola in EVA iniettata in 3 pezzi è studiata per il trail racing e lo speed-hiking.

Questa struttura vi permette di affrontare anche ultra trail che, a mio avviso, possono arrivare fino a 80-100 km in base all’allenamento che i vostri adorati piedi hanno.

Io ho percorso i 90 km dell’Adamello Ultra Trail e solo nella discesa finale, su pietroni radici e terra cominciavo ad accusare leggeri fastidi alla pianta del piede.

Tomaia e Calzata

La tomaia in mesh rip-stop leggera con rivestimento stampato offre una vestibilità sicura; porte di drenaggio mediale e laterale garantiscono il rilascio dell’acqua e la rapida asciugatura.

Anche qui la protezione è elevata ed i vostri piedi non accuseranno scontri con piccoli sassi e radici. Se poi avete la necessità di fare un bel guado, beh, la rapidità non è quella delle Terraventure2, ma non è fastidioso avere il piede bagnato all’interno di questa scarpa.

L’avampiede è comodo come qualsiasi altro modello Topo e, mi piace ricordarlo, vi costringe a modificare il vostro atterraggio e ad aumentare la consapevolezza del terreno che state calpestando.

Pregi e Difetti

Ho detto che è una scarpa da corsa, ma sa anche accompagnarvi nella più blanda passeggiata.

Ammetto, però che, se non tirate fuori l’anima infernale, ne godrete solo a metà.

 

Maurizio S.

Terraventure 2

Terraventure 2

Finalmente l’occhio

                             ha ottenuto la sua parte.

Se avete provato il modello precedente avrete avuto una piacevole percezione di come mordesse il terreno e di come poteva macinare innumerevoli chilometri cullando il vostro piede. Ma, onestamente, l’occhio non risultava appagato. Si sa, per quanto siamo uomini e donne che inneggiamo alla natura, quando scegliamo delle scarpe vogliamo che siano ‘anche’ belle.

E facciamo bene. immaginate la situazione in cui, dopo un lungo trail da qualche decina di chilometri nel fango e nella terra, arrivate al traguardo più sporchi di Peppa Pig dopo aver giocato nel fango e loro, queste meravigliose scarpe, troneggiano con i loro colori.

 Comodità, Reattività, Precisione e Grip.

La comodità è d’obbligo, ma non bisogna permettere che vengano meno reattività, precisione e soprattutto Grip.

Questo è quanto richiediamo ad un paio di scarpe da trail.

E mi pare sevdro ma giusto!

Il modello precedente presentava già questa caratteristica ma la sensazione  che restituiva poteva essere migliorata.

Così e stato: un’intersuola in EVA iniettata a due densità con un drop di 3mm rende questa scarpa agile su qualsiasi tipo di terreno, molto sensibile e aggiungendo un pizzico di stabilità.

Il vibram la rende una scarpa da fango, o da neve e va alla grande su un qualsiasi tipo di terreno asciutto, garantito!

La forma della gomma, la tacchettatura, le permette di mordere il terreno anche più viscido ed il vibram fa il resto, per quel che può lui.

Come sempre, quando c’è troppa neve o fango, i ramponcini la fanno da padrone.

La struttura dell’interno della scarpa e la nuova soletta introdotta da TopoAthletic fanno la differenza.

“Powered by Ortholite in high rebound foam” è quanto scritto sulla soletta di 5 mm e garantiscono un’ottima comodità.

Tomaia

La tomaia è protetta da alcuni layer sintetici pur risultano molto traspirante e drenante ed il rivestimento protettivo posto in punta è molto funzionale su terreni sassosi.

Sperimentate durante i 72 km con 4400mt di D+ de “le porte di pietra” senza calze in mezzo a fango e tempesta. Direi che non avere nemmeno un segnetto sui miei piedini da fata sono un ottimo riscontro.

Il contrafforte tallonare è molto flessibile pur presentando una piccola conchiglia che le fornisce un po’ di struttura.

La Corsa 

Il drop limitato la rende perfettamente idonea alla corsa naturale, ma di fatto concede la possibilità della rullata. Potrebbe, quindi, essere ideale se state affrontando una transizione ma anche se decidete di non continuare a correre con la vostra tecnica. 

 

Onestamente, quest’ultima non è una strada che consiglio, ma non per le scarpe, ma per ciò che la corsa naturale può concedervi.

L’intersuola

L’intersuola della Terraventure2 è molto reattiva e quindi adatta anche a terreni tecnici grazie ai due tipi di gomma che la costituiscono. Una placca anti intrusione, flessibile e robusta, protegge il vostro piede da un fondo troppo tortuoso ma permette anche un sostegno alla nostra spinta.

Le caratteristiche tecniche

PESO: 306 g (taglia 9 M) – 232 g (taglia 7 W)

DROP: 3 mm

ALTEZZA DA TERRA: 25 mm X 22 mm

PREZZO CONSIGLIATO: € 160

Pregi e Difetti

Pregi, ne ho descritti fin troppi ma come si sa, nessuno è perfetto ed ecco un difetto particolarmente significativo di questo modello.

La struttura della retina risulta molto fragile e. considerando che sono scarpe da Trail, non si usano di certo sul lungo mare e, sassi, rami, pietre e radici rischiano di ridurre le vostre Terraventure2 ad una groviera.

Onestamente non mi influenza più di tanto, ma non è sicuramente piacevole che durante la corsa entrino sabbia e sassolini che infastidiscono la vostra pianta del piede. La traspirazione che questa scarpa permette non vale la fragilità di questa tomaia. Sicuramente un punto debole da sistemare.

Nel frattempo continuo ad usarle e le vedremo all’opera durante la 24h del Monte Prealba Trail organizzata dal Bione Trail Team

Maurizio S.