Allenare l’umore

Allenare l’umore

Allenare l’umore, cosa vorrà dire?

Quando si esce per un trail, spesso ci si concentra sulla qualità dell’allenamento. Si possono fare delle ripetute in salita, degli esercizi funzionali, dei test su percorsi conosciuti a ritmi sostenuti. Insomma ci sono mille modi per allenarsi. Spesso tutto questo è possibile se ci si allena da soli.

Allenarsi in solitaria è una delle cose che preferisco e immagino che, tra voi lettori, ci siano molti lupi solitari.

Stare da soli nella natura ci permette di entrare in contatto con noi stessi in un contesto non sempre facile, ma è sempre funzionale?

Certamente ha i suoi aspetti positivi, inutile negarlo (anche perché andrei contro quanto ho sempre descritto e consigliato) ma ci sono dei momenti ed è necessario prevederli che bisogna ‘abbandonare’ la solitaria e godersi un “viaggio” diverso.

Così è stato per me l’allenamento di ieri.

Avevo previsto un lungo non propriamente tranquillo.

Cosa ho fatto, invece, è stato quello che ho definito “allenamento dell’umore”.

Ero in compagnia, piacevole compagnia e i ritmi erano diversi. Questa volta sarei potuto andare un po’ più veloce, non di tanto lo ammetto.

Il compagno di viaggio, gentilissimo, mi ha più volte invitato a tenere il mio passo, ad andare avanti, a fare il lungo ma ad un certo punto, godendo della compagnia mi è uscito proprio questa affermazione.

“Oggi alleno l’umore”.

E così è stato.

20 km, 1400mt di D+, 4h e qualche minuto e tante parole, scambi di opinione, pensieri e condivisione di preoccupazioni, ma anche strategie, alimentazione corretta e tecniche e metodi per monitorare il proprio stato di salute. Diciamo che abbiamo messo a confronto le nostre professionalità ed è emerso una lunga chiacchierata arricchente.


Perciò, ai lupi solitari, consiglio di inserire allenamenti in cui si decide di andare al passo del più lento e godere della compagnia. Godere dello scambio, mettere in atto quella che definisco ‘la riflessione’.

Una riflessione condivisa e quindi arricchente, una riflessione che può portare a fare dell’esperienza uno strumento di evoluzione.

Buon viaggio, in compagnia..

Maurizio S.

Dipendenza: Succedeva un anno fa..

Dipendenza. Ridendo e scherzando credo si debba fare chiarezza. Grazie anche al post scritto da Daniele Uboldi ho pensato di fare una riflessione, proprio perché dai ‘pochi’ commenti che ho letto in fondo all’articolo ho ritenuto che il nostro modo ilare di affrontare il discorso può non aver aiutato.

Due punti che voglio chiarire subito:
L’articolo non è stato scritto da una psicologa invidiosa, ma da un tecnico e per quanto possa aver scritto qualcosa di opinabile o criticabile (a tutto possiamo muovere una critica costruttiva).
La psicologia o la psicoterapia non sono l’unica soluzione, ma una parte di una più ampia rete di supporto.

c’è da fare un distinguo: se andate a correre tutti giorni nonostante le intemperie, nonostante il lavoro massacrante che vi aspetta o che ha caratterizzato la vostra giornata non siete dipendenti.

Nell’articolo e anche abbastanza spiegato, ma è necessario leggerlo con attenzione senza pregiudizi.

Lavoro nel campo delle dipendenze e so come si possa sfruttare la corsa per sostituire una dipendenza poco sana con una più benefica, ma la DIPENDENZA è problematica, perché per quanto l’attività fisica sia salutare se fatta in modo scorretto diventa deleteria.

Di fatto c’è poca letteratura, in Italia, come viene detto anche nell’articolo.
E però vero che la dipendenza va riconosciuta. Non va demonizzata, ma nemmeno sottovalutata.
Non è facile accettarla, come non è facile riconoscere accettare gli strumenti utili per affrontare e superarla, vedasi quelle bellissime magliette che indossiamo orgogliosamente e con spavalderia dove c’è scritto “non ho bisogno del terapeuta, io vado in montagna”. Bene. Abbiamo fatto centro.
Si parla di dipendenza quando si arriva a ledere sé stessi.

Per quanto sia difficile riconoscere questa situazione è però vero che possiamo riconoscere molti infortuni dettati da mal gestioni, e forse approfondire queste ‘mail gestioni’ potrebbe essere utile.

È importante non dimenticarsi che anche le azioni che hanno uno scopo promotore del benessere possono ledere alla persona stessa se, questa, non viene considerata e programmata correttamente ed adeguatamente.

Ma soprattutto smettiamola di dover essere sempre per forza al TOP, non avere problemi, difficoltà o altro.

“Lo stesso coltello che può essere utilizzato per sbucciare un frutto, può tagliarti un piede”

Maurizio S.

 

qui sotto il link in questione

Quando la corsa diventa dipendenza: “Patologia da non sottovalutare”
Terraventure, la scarpa che sa stare al passo.

Terraventure, la scarpa che sa stare al passo.

Terraventure, la scarpa che sa stare al passo di Topo Athletic è un interessante possibilità se cerchiamo nel mondo delle calzature per Trail Running in versione #Movebetternaturally. Ma vediamo di cosa stiamo parlando.

Prime Impressioni

La spesa è in linea con le sue dirette concorrenti, ma quando spendi 150€ per un paio di scarpe, hai sempre quella leggera ansia, che ti attanaglierà fino a quando non metterai ai piedi le meravigliose creature e le consumerai tra la polvere, nel fango o sulla nella neve dei sentieri percorsi per poi rientrare a casa. Togliersi le scarpe soddisfatti e bersi una birra. Ma quest’ultima parte, quella alcolica, è l’unica parte certa.

Ho percorso 400km tra sentieri, guadi, boschi innevati e tratti di bitume (BLEAH!) per provare le Terraventure e per potervi raccontare cosa ne penso. Ora mi sto bevendo l’ennesima rossa e posso spulciare pregi e difetti.

Ciò che attira subito il mio sguardo è la linea, generosamente ampia nell’avampiede, ma che non risulta esagerata e sproporzionata all’occhio.

 

Non è una scarpa minimalista, anche se, come molti modelli Topo, ha un drop ridotto che accompagna il runner durante il percorso di transizione (che poi, parlare di transizione, a mio avviso non è poi così corretto, ma lo vedremo in un altro articolo QUI), quindi ha una sezione nell’avampiede ampio e una buona protezione dell’intersuole.

Ricordiamoci che DROP 0, non vuol dire NESSUNA PROTEZIONE!

Alcune misure

Altro dato da mettere in evidenza è che non ci sono supporti per l’arco plantare aggravanti o altri elementi strutturali che impediscono ai miei piedi e alle caviglie di svolgere il loro lavoro. Con un peso di 275 g in una taglia 9, ed è sorprendentemente flessibile.

 

Quando ho messo la scarpa per la prima volta ho potuto dire che c’era qualcosa di speciale. L’intersuola vanta un’altezza di 25 mm nella parte posteriore del tallone e di 22mm nella parte dell’avanpiede, creando così un drop di 3 mm. Una misura prossima allo 0, ma che contribuisce a non sollecitare troppo i sistemi di movimenti coinvolti.

Il piede medio e il tallone si adattano perfettamente grazie in parte al taglio dell’ultimo e al sistema di allacciatura.

Trovo Curioso il colletto alto che avvolge il tendine di Achille, potrebbe risultare fastidioso, ma gioca una funzione di contenimento nei tratti veloci e tecnici, anche se risulta però necessario abituarsi a questa caratteristica pronunciata.

Costruzione

Questa scarpa è costruita per durare mantenendo il vostro piede a proprio agio. Invece di usare mesh con overlay per il rinforzo, Topo ha valutato di stampare il pattern direttamente sulla mesh. Ciò fornisce resistenza e durata riducendo al contempo il numero di parti che possono guastarsi. Sono anche riusciti a usare solo una cucitura nella tomaia eliminando i punti di rottura.

 

Il sistema di allacciatura delle Terraventure utilizza un sistema ad asole in tessuto molto resistenti, in sostituzione ai classici fori, su tutta la lunghezza del piede tranne che per i primi due fori in alto. Ho trovato comodo per gestire e regolare la pressione di chiusura della scarpa, soprattutto quando si utilizza il metodo di blocco per la discesa. L’imbottitura nella lingua è moderata. Quanto basta per dargli struttura e proteggere la parte superiore dei tuoi piedi dai lacci, ma non così spessa da sembrare di intralcio, anche se, in risposta ai terreni che affronto, non mi sarebbe dispiaciuto una maggior generosità nella lunghezza della linguetta stessa.

Colletto, bordi e linguetta, nel loro insieme, offrono un’ottima protezione.  La tecnologia usata e dedicata alla progettazione di questa tomaia rende il prodotto bello alla vista. Quando lo guardi da vicino è bello, ma c’è un rovescio della medaglia: il materiale stampato rischia di rallentare la ventilazione ed il drenaggio, ma ritengo che la capacità di areazione e drenaggio delle parti ‘aperte’ consente di controbilanciare questo difetto. Durante le giornate afose e calde, ammetto che non dispiace trovare qualche guado per rinfrescare i piedi. D’inverno, il problema non sussiste, la temperatura è piacevole, anche dato dal fatto che mentre si corre il piede si riscalda immediatamente mantenendo una temperatura ideale.

Soletta, intersuola e suola

Le solette sono rimovibili. Per la maggior parte sono comode, le ho trovate leggermente in difetto rispetto alla forma della scarpa, si ha quasi l’impressione che sia in punta che sul tallone siano troppo lunghe. Questa sensazione oculare non si riscontra quando si indossa la scarpa, ma è un particolare che voglio approfondire.

Comode e straordinariamente flessibili. Nulla da aggiungere.

Sperimentate su ogni tipo di terreno, hanno saputo dare il meglio di sé durante il CFT, un trail da 65 km con 4000 mt di dislivello positivo in cui si incontrano diverse tipologie di terreno. Terra, rocce, pietrame…  Su tratti tecnici e ricchi di rocce la pianta del piede e i piedi son ben protetti e il terreno viene ben gestito. Propriocezione e sensibilità completano il tutto. Quando al 50esimo chilometro (ormai più di là che di qua, grazie alla mia super forma) ho dovuto affrontare un bosco con una meravigliosa discesa su terra, segnalata con “ATTENZIONE TRATTO SCIVOLOSO”, ho apprezzato tantissimo la tenuta impeccabile delle Terraventure che mi hanno permesso di recuperare un po’ di forze.

Venendo da Vibram, Tony Post sa come realizzare una suola ad elevata prestazione..Prendendo spunto da quanto afferma lo stesso Tony Post, le Terraventure sono dotate di anse aggressive e ad ampia apertura per discese difficili, alette di stabilità attraverso l’area mediale e anse più piccole con scanalature flessibili nell’avampiede per ottimizzare la trazione in salita e in discesa. La suola utilizza diverse alette per terreni diversi.

Resta da evidenziare un solo particolare da migliorare: nei tratti fangosi la dispersione del materiale avviene con più di fatica. Il disegno risulta forse troppo accentuato per i terreni fangosi. Da tenere in considerazione.

Resta però importante fare due considerazioni:

  1. Su terreni particolarmente fangosi potrebbero essere utili i ramponcini
  2. Il fango è nemico di tutte quelle suole con tacchettatura pronunciata. Ricordiamocelo e prendiamo provvedimenti, almeno sui lunghi trail dove abbiamo la possibilità di avere dei cambi.

 

Conclusione

Le Topoathletic restano le mie scarpe da trail e ultra trail preferite. I sentieri che solco sono piuttosto tecnici e, quando sono bagnati, non presentano zone fangose.

Ritengo, quindi, le Terraventure un’ottima scarpa da trail che, però, potrebbe migliorare, comunque, la ventilazione e il drenaggio del fango.

Rispetto allo stile, è TopoAthletic. Punto, anzi TOPO.

 

Maurizio S.
pronte per una nuova avventura
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Maurizio S.
“Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara”

cit. Dalai Lama

 

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