Andrà tutto bene..

Questo è quello che ci si è augurati in queste settimane, settimane di dolore. È un chiaro augurio, una frase di conforto, ma che nasconde un’immensa paura che ha l’uomo di oggi. 

C’è chi si è nascosto dietro a dei numeri, dei calcoli inumani per cercare di dare un altro volto a ciò che stava succedendo. La necessità di raccontarsi che, la situazione, non è così catastrofica come si voleva trasmettere.

Chi si è detto che andrà tutto bene, quasi a prescindere perché, di fatto, i più forti ce la fanno.

No, non andrà tutto bene.

Forse l’uomo ha bisogno di sentirsi sicuro, ha bisogno di allontanare ciò che non conosce e che, quindi, lo spaventa. Ha bisogno di allontanare ciò che più teme: la fine della vita.

Ma in questo periodo “NON andrà tutto bene” perché qualcuno muore anche se tutti i giorni muore qualcuno e quel qualcuno può avere pochi mesi o essere ultracentenario.

NON andrà tutto bene perché si è visto collassare un sistema. NON andrà tutto bene perché non si è potuto accompagnare nell’ultimo viaggio chi ci ha lasciato e quel viaggio serve più a chi resta. Non raccontiamocela. NON andrà tutto bene perché ha scatenato e risvegliato la continua necessità, di molti umani, di dimostrare di essere meglio degli altri.

Andrà come deve andare e sta a noi fare in modo che ANDRÀ MEGLIO

C’è solo un modo per far sì che ciò accada.

Dovremo ritornare ad esser capaci di vivere, bene, nell’incertezza. L’uomo ha le potenzialità per farlo ma per riuscirci deve accettarne la situazione, la condizione.

Non serve fingere che andrà tutto bene, perché non abbiamo bisogno di favole, non ci aiuta raccontare una favola senza tristezza, ma è fondamentale diffondere una favola nella quale si sappia raccontare di come l’uomo sia stato in grado di prendere per mano le proprie paure, i propri dolori e sia andato avanti facendo del proprio meglio.

Maurizio S.