Allenamento all’insegna del Guado

Venerdì 26 ottobre 2018. Ore 17.45 meridiano di Gardone Val Trompia, anzi Meridiano di “maurizio seneci – pedagogia e sport”.

L’allenamento per domenica prevede fare un po’ di dislivello e un po’ di quota ma il meteo non è favorevole.

Sabato 27 ottobre 2018. Ore 19.47 chiacchiero con mio fratello e mio padre circa la volontà di fare un bell’allenamento il giorno successivo e comunico loro che, inizialmente, mi sarebbe piaciuto andare al Lago della Vacca e salire al Blumone, ma le condizioni metereologiche non lo avrebbero permesso perché probabilmente sarebbe scesa la neve, e non sarebbe stato il caso vista l’allerta meteo emanato.

Decido, quindi di stare nelle vicinanze ipotizzando un giretto che prevede le seguenti tappe:

  • Partenza da Maurizio Seneci – Pedagogia e Sport (ogni occasione è buona per fare pubblicità. He, he, he);
  • Santa Maria del Giogo
  • Monte Rodondone e Croce di Pezzolo;
  • Punta Almana
  • Forcella di Sale e Croce di Marone;
  • Monte Guglielmo;
  • Rifugio Pontogna;
  • Caregno e finalmente Gardone Val Trompia.

Un bel giretto, sotto l’acqua, per testare materiali, gambe, cuore e testa.

Sono indeciso sul monte Guglielmo perché raggiunge i 2000mt di altitudine ed è tosto arrivarci al trentesimo chilometro con temperature frizzanti. Comunque parto.

Mi sveglio, il cambio dell’ora mi ha permesso di recuperare abbastanza energie ma, comunque, me la prendo con calma. Abbondante colazione e calibrata: proteine, carboidrati e un po’ di dolcezze.

Parto.

Lento ma contento arrivo a Santa Maria del Giogo. Gli spari dei cacciatori mi fanno compagnia e Ariel ogni tanto mi guarda stranita, quasi volesse dire: “ma con sto’ tempo, dove andiamo??”. Sorridendo le rispondo serenamente che non ha ancora visto nulla, ma tanto non mi capisce quindi mi permetto di prenderla per i fondelli. Divertirsi beatamente con un femmina.

Supero il Rodondone e la temperatura comincia ad essere pungente. Il materiale regge. Non ho freddo.

La discesa, come avevo previsto durante la pianificazione, l’affronterò con i ramponcini.

Spesso sento dire che questi meravigliosi strumenti vengono utilizzati solo sulla neve e che sono una perdita di tempo metterli in gara. Bene, io rispondo che prima di tutto nella lista metto la mia sicurezza e poi, considerando la velocità con cui affronto la discesa direi che il divertimento è garantito.

Salendo verso la Punta Almana non tolgo i ramponcini, anche sul terreno roccioso compiono il lavoro egregiamente e le rocce fradice non giocano brutti scherzi. Ottimo. La suola delle Runventure2 di Topoathletic gestiscono meravigliosamente i ramponcini e non sento nessun fastidio nemmeno sui terreni più duri.

La temperatura si fa sentire. Comincia a fare freddo e soprattutto le creste esposte non danno tregua. Il vento soffia e abbassa ulteriormente la temperatura percepita.

Il materiale regge ma comincia a farsi sentire. Penso al cambio caldo. Penso a quando potrei effettuare un cambio: lo avevo previsto in cima al Monte Guglielmo, nel bivacco; ma se continua così devo cambiarmi prima.

Non mi fermo per le solite fotografie di rito in Punta Almana, sia perché non vedo a 40centimetri dal mio naso, sia perché fa troppo freddo, sono sudato e fermarsi vorrebbe dire congelarsi e rischiare troppo.

Arrivo in Forcella di Sale e velocemente raggiungo Croce di Marone. La temperatura si è fatta sentire ma ora sto meglio. Tolgo i ramponcini.

Penso alla cresta della Punta Almana, la vetta è a quota 1400mt circa e penso al Monte Guglielmo che raggiunge i 2000mt.

Scrivo velocemente un messaggio a mio fratello per avvisarlo del cambio di programma. Scendo per la Valle della Lana anche se so che dovrò confrontarmi con tanta acqua. Il sentiero, infatti, continua a passare da una parte all’altra del fiume senza ponticelli di legno, ovviamente, e considerando l’acqua che è scesa ci sarà da stare attenti e divertirsi, spero.

Allenamento all’insegna del Guado

Così è.

Io e Ariel ci fiondiamo giù per la valle. Bastano 20’ per rendersi conto che al momento la situazione è sotto controllo, grazie alle scarpe che lavorano meravigliosamente, 27 guadi con acqua che arriva alle ginocchia, e drenano che è una favola permettendo al piede di riprende la temperatura in pochi metri.

Il paesaggio è spettacolare, la forza dell’acqua non ha eguali. Mi sento comunque al sicuro e posso godere dei giochi d’acqua dedicando qualche minuto a fare fotografie.

Momenti di autoscatto che mi aiutano a recuperare energie. anche perché trovare la posizione giusta per scattare una fotografia non è semplice.

Penso però alla parte finale del sentiero. Il fiume sarà una furia. Gestire Ariel sarà difficile.

Mi fermo, ragiono e ricordo che c’è un sentiero che passa alto. Se riesco a prenderlo posso arrivare in fondo, dove mi aspetta l’ultimo guado prima della strada, che forse ho sottovalutato.

Guardo il mio Garmin e fermo il mio allenamento a 20km. Ora comincia l’esplorazione.

Ariel sempre più attonita mi segue su passaggi esposti e panorami mozzafiato.

In questo tratto niente foto. Niente distrazioni.

Finalmente trovo il sentiero, che più che altro è una traccia percorsa da un capriolo nano per circa 7 volte l’anno. Ma è sufficiente per portarmi in fondo alla valle.

Bene. Ultimo guado. Il fiume è spettacolare e mette paura. Ariel mi guarda. Conosco bene le pietre che bisogna utilizzare, sono sotto l’acqua: sono utilizzabili e le scarpe non mi abbandonano.

Gli ultimi 80 cm sono però ‘vuoti’ e sono quelli che mi fregano. Ariel si sbilancia e mi spinge. Siamo in acqua.

L’avevo messo in conto ed avevo anche colto una certa sicurezza, perché proprio a poco più di un metro sarei finito a ridosso della terra ferma con un bell’albero che affonda le sue radici nel fiume, meglio di così, sarebbe stato non provarlo. Un metro scarso in cui l’acqua la fa da padrona e mi fa fare quello che vuole facendomi affondare fino al petto e sballottando le mie gambe tra le rocce sottostanti: che botte.

Risalgo dall’acqua abbastanza tranquillamente e penso a quelli che nel fiume in piena ci sono finiti per lunghi tratti. Travolti. Terribile.

Il mio allenamento riprende.

Scarico per due chilometri e mezzo verso casa. Contento. Ammaccato. Stanco. Consapevole di quello che ho fatto. Soddisfatto.

Una volta a casa, comincerà il lungo lavoro riflessivo.

Buone corse.

Mi prendo un po’ di tempo per leggere alcuni messaggi che, nel frattempo, mi sono arrivati. Scovo quello del Coach Morandi che mi invia tramite messaggio l’allerta meteo.

La mia risposta è semplice e cito una frase di un grande alpinista:

“il bravo alpinista è colui che torna a casa”

“io sono a casa” e non sono degno di essere chiamato alpinista. 😛

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